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[Viaggio tra gli umani] : In guerra per amore, l’ossimoro raccontato da Pif

di Chiara Lavalle

“In guerra per amore”: è questo il titolo dell’ultimo film dell’attore Pierfrancesco Diliberto, conosciuto più comunemente come Pif, e già regista e interprete di un’altra pellicola di successo “La Mafia uccide solo d’estate”.

Il film racconta una storia d’amore tra due siciliani immigrati in America, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale e dello sbarco in Sicilia delle truppe alleate. Lui, Arturo Giammarresi, giovane che non riesce nemmeno ad imparare la lingua, lavora come cameriere a New York, nel ristorante dello zio della ragazza di cui è innamorato. Due posizioni sociali ed economiche diverse. Lei, Flora, è promessa sposa al figlio di un boss siciliano immigrato in America. L’unico motivo che possa impedire questo matrimonio già deciso da altri è arrivare in Sicilia a chiedere la mano al padre della ragazza. Arturo, avendo saputo che gli americani si stanno preparando allo sbarco in Sicilia, decide di arruolarsi. Arriva sull’isola e riesce ad incontrare il padre della sua amata e ad ottenere da lui il permesso per sposarla.

Nella pellicola si intrecciano tanti temi importarti. Lo sbarco degli alleati che, carte alla mano, riescono a conquistare i paesi con l’aiuto dei boss e, di conseguenza, alimentano la rinascita del fenomeno mafioso che prenderà sempre più spazio e potere. E mentre il Fascismo viene messo a tacere, contemporaneamente, la Mafia si fa sentire sempre di più: addirittura, verranno nominati sindaci e autorità persone che, da sempre, hanno costruito la propria “fortuna” sulla criminalità organizzata. Uno di loro, esponente della Democrazia Cristiana, nel discorso di insediamento dichiara di essere un nemico dei comunisti. Afferma “dove erano loro, i comunisti, che dicono a noi che siamo degli impresentabili, quando avevate bisogno di protezione, lavoro e giustizia e siete venuti da noi? Noi siamo la Democrazia!”. Succede ancora oggi: dove manca lo Stato, dove le Istituzioni sono assenti, dove la Giustizia latita, le associazioni mafiose e criminali riescono a radicalizzarsi e a diffondersi a macchia d’olio all’interno della popolazione con estrema facilità. È sul disagio sociale, trascurato dalla politica e dai governanti, che la criminalità organizzata costruisce e basa la propria forza e il proprio successo.

Poi c’è l’omosessualità, affrontata con delicatezza e in modo quasi silenzioso. Uno zoppo e un cieco, Mimmo e Saro, amici da sempre, vivono insieme e si aiutano a vicenda. Mimmo, una sera, confida a Saro di essere innamorato di lui, ma questi risponde dicendo “non possiamo permettercelo”. Devono rinunciare al loro amore se non vogliono aggravare la condizione di emarginati a causa dei loro difetti fisici: gli omosessuali sono visti ancora oggi, da alcuni, come degli scarti della società, figuriamoci come potessero apparire in quegli anni. E poi c’è la devozione al duce, contrapposta a quella per la Madonna. Viene diramato l’allarme bomba, gli abitanti di un piccolo paese si rifugiano in uno scantinato. Agostino e Annina si scontrano per la strada, uscendo dai rispettivi portoni di casa: lui porta con sé una statua del duce, lei quella della Madonna. Dittatori che, scambiati per uomini della provvidenza, diventano veri e propri miti, da idolatrare e invocare al pari dei santi. Nonostante la povertà e la distruzione provocate dalle decisioni di colui che per molti era diventato un idolo, l’uomo si deciderà a buttare giù dalla finestra la statua di Mussolini, solo quando non vedrà tornare il proprio figlio dal fronte. Figlio che è anche padre di Sebastiano, bambino protagonista del film che porta con sé una lettera che gli ha lasciato il padre con i versi di una canzone “puoi cambiare la direzione del vento, se lo vuoi tu”, il cui significato è che possiamo cambiare il corso delle cose attraverso le nostre scelte. Poi c’è l’esempio del tenente Catelli, che è entrato in guerra anche lui per amore ma del proprio Paese e che crede nella Giustizia e nella Democrazia, e che si accorge da subito che la loro operazione sta favorendo l’ascesa della mafia.

Un film che andrebbe visto soprattutto tra i ragazzi e nelle scuole, perché racconta fatti realmente accaduti senza pesantezza o noia che, spesso, le vicende storiche possono suscitare tra i più giovani. Un film che fa scoprire e accende l’attenzione anche su episodi della storia italiana che, talvolta, vengono facilmente tralasciati o sottovalutati. Ma, soprattutto, un film che ruota attorno al filo conduttore dell’Amore – per la propria donna, per il proprio Paese, omosessuale – e che, attraverso il tema della guerra ad esso contrapposto, delimita un grande spazio in cui si intrecciano diversi e interessanti temi e da cui emergono, con leggerezza e sarcasmo, insegnamenti profondi e importanti.