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Niente botti per il santo patrono

di ARTURO GNESI

Sembrava impossibile celebrare la festa del santo patrono senza i tradizionali botti che accompagnavano la processione mentre sfilava per le vie del paese eppure quest’anno è successo grazie al nuovo vescovo di Gaeta mons. Luigi Vari che ha invitato il comitato parrocchiale a farne a meno.

Non è facile cambiare usanze e mentalità però è necessario saper interpretare “i segni dei tempi” e appare utile in certi casi tornare ad una fede meno roboante e chiassosa per far posto alla testimonianza e all’esperienza dei valori religiosi  e alla dottrina sociale della chiesa.

C’è posto e spazio per tutti sia per chi cerca di mantenere la memoria delle tradizioni del passato, sia per chi va alla ricerca di un percorso esistenziale in grado di dare le risposte ai tanti perché che circondano il mistero della vita e del dolore e sia per coloro che con i principi dell’uguaglianza e della solidarietà vogliono mettere un po’ di ordine nella società contemporanea.

Fatto sta che la cifra che era destinata all’acquisto dei botti è stata devoluta alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto e nonostante qualcuno abbia criticato la direttiva del vescovo che ha dato un tono più sobrio ed austero alla festività religiosa, la comunità ha accolto con un applauso  l’annuncio di Padre Luigi parroco di Pastena.

I tempi sono maturi per una riflessione più ampia ed articolata sul valore e sul’efficacia delle feste patronali che non possono essere solo uno spreco di soldi per le  luminarie, i fuochi artificiali e le serate musicali.

Papa Francesco chiede alla Chiesa di accompagnare il cambiamento e di guardare non solo a come vanno le cose dentro gli edifici di culto ma anche di capire cosa succede fuori,  di non chiudere le porte né del cuore e né della mente, di non dormire, di non essere né indifferenti e né lontani, ma al contrario di essere presenza e profezia.

Se c’è aria di cambiamento quello che è successo a Pastena è solo l’inizio e da subito la percezione che la chiesa partecipa ai drammi sociali è vigile, fa sentire la sua voce, da una mano concreta per incoraggiare chi sta nel bisogno a non perdersi d’animo, a farsi forza e non demordere mai.

Anche l’omelia del vescovo è stata un inno alla vita, quella vera, autentica, fatta di sofferenza e passione, di lavoro e di sacrifici che ha poco a che fare con i legami talvolta fittizi e deboli dei social network.

La vita è come il tempo che passa che talvolta dà e altre volte toglie, che dispensa gioie e sofferenza ma che va presa sul serio e chi ha una fede da spendere ha un impegno doppio perché deve tenere gli occhi aperti anche sulla persona che gli sta accanto e che non sempre riesce a mantenere lo stesso passo.

Al vescovo abbiamo donato una formella della terra di San Francesco con l’auspicio che l’intera comunità possa diventare “luce del mondo e sale della terra” Una sfida aperta per tutti, laici e credenti, uomini e donne ma soprattutto per i giovani chiamati ad essere protagonisti del cambiamento e del governo del nostro paese.