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Alfonso Pecoraro Scanio turista d’eccezione nel Parco dei monti Aurunci

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di Romina D’Aniello

E’ arrivato al vivaio del Parco dei monti Aurunci ad Itri con un treno regionale, comprensivo di quindici minuti di ritardo. In polo e jeans, il sorriso gioviale e l’abbronzatura invidiabile da fine luglio, l’ex ministro delle Politiche agricole e forestali (nel governo Amato II) e poi dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (nel governo Prodi II), Alfonso Pecoraro Scanio, ora professore  di Turismo Eco-sostenibile presso le Università di Milano-Bicocca e Tor Vergata di Roma, è tornato nei giorni scorsi nella piccola cittadina del golfo di Gaeta.

Ad accoglierlo in una visita non ufficiale, in quello che è diventato il fiore all’occhiello del Parco degli Aurunci, il commissario straordinario, Michele Moschetta, e i dipendenti del vivaio, il maestro artigiano Giovanni Morra e l’agronomo Ivo Schiappa. Con loro anche l’ingegnere Giorgio Sinaoi, che ha appena visto premiato il suo progetto di case sugli alberi, del vicino Wood park, in rapporto di partenariato con il Parco.

Curioso, di quella curiosità che gratifica chi sa di appartenere a un settore di nicchia come la conservazione di specie naturali o la lavorazione del vimini e della “stramma”, di una simpatia innata, il fondatore dei Verdi, di cui è stato presidente nazionale fino al 2008, ha voluto sapere tutto, ma proprio tutto del vivaio.

“L’arte delle mani è una cosa meravigliosa: io, se devo fare una legge, so come fare, ma non riesco subito ad intrecciare questi fili per farne una borsa o un lampadario”, ha detto Pecoraro Scanio, provando ad imitare Morra, con un forte accento salernitano, farcito di espressioni tipiche difficilmente traducibili e che in ogni caso rendono l’idea meglio di qualsiasi Zanichelli, e che qui, lontano dal Parlamento e dal mondo accademico, può usare.

Tra le orchidee e l’ibiscus, l’orto biologico e i pannelli che riguardano le sugherete presenti nel Parco, la falegnameria e le piccole “opere d’arte” prodotte da Morra con vimini e stramma, il presidente della fondazione UniVerde ha apprezzato il carattere di “agricoltura multifunzionale” del vivaio, che si rifà alla legge che lui stesso ha introdotto nel Belpaese.

“Il Parco dei monti Aurunci è un volano di sviluppo sostenibile, di un turismo a chilometro zero, che sta attraversando un periodo di importante valorizzazione e conoscenza. Il problema dell’Italia tutta – ha sottolineato Alfonso Pecoraro Scanio – è che la straordinaria creatività del Paese non è organizzata, a cominciare dallo scarso uso del web e delle vendite on line in questo senso. Abbiamo un grande cuore, ma non sappiamo “venderci”, anche se le cose sembrano aver imboccato la via del miglioramento. Noi italiani siamo molto “creativi”, invece, nel fare un “groviglio esagerato” di burocrazia anche per una riunione di condominio”. Questo luogo, il vivaio, e il forte investimento sulla diffusione della biodiversità della fauna e della flora degli Aurunci dimostrano che le cose si possono fare”.