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Gnesi: “Salviamo le scuole e salveremo i nostri paesi”. A Pastena delibera ad hoc

Riforma scolastica : facciamo sentire la nostra voce per non far morire il paese.

Nel prossimo consiglio comunale verrà approvata una delibera con la quale  chiederemo ala regione Lazio di modificare alcune norme inerenti l’organizzazione della scuola dell’obbligo.

L’istruzione è fondamentale per la crescita della civiltà, la  storia dell’umanità è caratterizzata da una continua evoluzione delle conoscenze umanistiche e scientifiche e dai modelli di organizzazione sociale.

Il cammino dei popoli  fondato sulla forza del sapere e dell’innovazione tecnologica,  ha consentito alle masse di emanciparsi, di istruirsi e di rompere le catene della schiavitù materiale e della sudditanza psicologica nei confronti delle elité economiche o delle caste politiche.

I criteri attuali  sono restrittivi e limitativi per la formazione delle classi e per  l’istituzione dei plessi scolastici e anche le deroghe esistenti per i comuni montani e per le altre situazioni  particolari non sono sufficienti a garantire i principi dell’equità sociale e a soddisfare le richieste delle comunità locali.

Le famiglie abbandonano  i piccoli centri proprio per il futuro incerto delle scuole dell’obbligo, condannate in tal modo ad una chiusura irreversibile ed è necessario adottare i provvedimenti adeguati.

I piccoli comuni svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere vive le tradizioni e la cultura nazionale e sono in prima linea a rappresentare la voce e il volto dello Stato,  sono i baluardi della democrazia e della partecipazione popolare.

I piccoli comuni rafforzano i legami di solidarietà tra i cittadini e allo stesso tempo  riescono a essere interlocutori delle famiglie e delle fasce sociali più deboli ed emarginate e  hanno il compito di migliorare la qualità della vita e di impedire il depauperamento  economico e la marginalizzazione sociale.

Nella scuola oggi  tende a prevalere la logica aziendale del profitto e non quella del principio all’educazione e alla crescita morale e culturale dei ragazzi.

Le condizioni storiche, economiche e sociali da anni hanno tracciato un percorso unidirezionale della nostra popolazione che invecchia e subisce uno spaventoso quanto  inarrestabile calo demografico ma questo trend negativo  non deve essere una condanna per i nostri giovani e né una  rassegnazione per le nostre famiglie.

Statisticamente e in modo generalizzato e diffuso i centri con un numero  variabile tra i mille e duemila abitanti, subiscono l’ingiustizia di avere spesso un numero insufficiente di iscritti avviando un triste  processo di chiusura dei plessi scolastici.
Questa normativa discriminante ed elitaria,  obbliga i piccoli comuni a privarsi di un bene essenziale fonte di sapere e fucina di valori e di ideali per le nuove generazioni.

Una logica, quella in atto che costringe le famiglie a farsi carico di ulteriori spese e  non diminuisce  i costi degli enti pubblici che devono farsi carico del trasporto giornaliero.

Ritenendo questa situazione  una grave ingiustizia che compromette lo sviluppo sociale ed economico dei nostri centri chiederemo alla regione  Lazio che nei comuni fino 2000 abitanti sia garantita la scuola dell’obbligo  mediante la possibilità di costituire le classi con un numero minimo di 6 alunni.

Pensiamo come don Lorenzo Milani che  “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” e che non bisogna distruggere quanto di buono è stato fatto sin dal dopoguerra anzi occorre impedire che si facciano passi indietro.