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Comuni destinati a morire con le loro scuole vuote. Gnesi: qui 6 alunni sono una classe

di Arturo Gnesi, sindaco di Pastena

In considerazione del ruolo che i piccoli comuni svolgono nel mantenere vive le tradizioni e la cultura nazionale, visto che sono i baluardi della democrazia e della partecipazione popolare , preso atto che rafforzano i legami di solidarietà tra i cittadini e allo stesso tempo  riescono a essere interlocutori delle famiglie e delle fasce sociali più deboli ed emarginate, questa amministrazione si assumerà il compito di sollecitare le istituzioni per migliorare la qualità della vita e di impedire il depauperamento  economico e la marginalizzazione sociale.
Consapevoli dei gravi problemi occupazionali che riguardano il territorio, consci della responsabilità che abbiamo nella tutela dell’ambiente e nella difesa della salute, impegnati  innanzitutto moralmente perché  l’etica della politica prevalga sulle logiche affaristiche e sulle pratiche clientelari e proseguendo il cammino di sorveglianza e di testimonianza perché le pubbliche istituzioni non siano inquinate e condizionate da trame mafiose, ci impegneremo senza sosta per avere una scuola dell’obbligo degna di questo nome.

Le condizioni storiche, economiche e sociali da anni hanno tracciato un percorso unidirezionale della nostra popolazione che invecchia e subisce uno spaventoso quanto  inarrestabile calo demografico.

Questo trend negativo  non deve essere una condanna per i nostri giovani e né una  rassegnazione per le nostre famiglie anzi deve rappresentare uno stimolo a trovare soluzioni alternative e dare inizio ad una sfida affinché si possa invertire questa tendenza e  tornare a crescere.

L’attuale legislazione che regolamenta la costituzione delle classi scolastiche basandosi su  un numero minimo di alunni costituisce per Pastena un grave problema alla crescita culturale e allo sviluppo economico,  compromette la sopravvivenza del presidio scolastico ma soprattutto condiziona il futuro del nostro paese.

Statisticamente e in modo generalizzato e diffuso i centri con un numero  variabile tra i mille e duemila abitanti, subiscono l’ingiustizia di avere spesso un numero insufficiente di iscritti alla scuola media impedendone , secondo le disposizioni normative attuali, la costituzione delle classi e pertanto la chiusura dei plessi scolastici.

Questa discriminazione obbliga i piccoli comuni a privarsi di un bene essenziale costituito dal buon funzionamento della scuola dell’obbligo, costringe le famiglie a farsi carico di ulteriori spese e  aumenta i costi degli enti pubblici che devono farsi carico del trasporto giornaliero.

Ribadiremo, in tutte le sedi opportune, la grande ingiustizia perpetrata con queste norme e chiederemo interventi legislativi perché nei comuni tra i 1000 e 2000 abitanti sia garantita la scuola dell’obbligo  mediante la possibilità di costituire le classi con un numero minimo di 6 alunni.

Riteniamo come don Lorenzo Milani che  “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” .
Il nostro paese per crescere ha bisogno oltre che di una attività amministrativa immersa nella quotidianità locale anche di una politica lungimirante e incisiva capace di interagire con le istituzioni regionali e nazionali.  Proveremo in questi anni a trasformare le parole in fatti.