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[Viaggio tra gli Umani] Chiara Lavalle: “Terremoto, tra paura, polemiche e voglia di ripartire”

di Chiara LAVALLE

La terra continua a tremare. Ancora. Ripetutamente. Di continuo.

Chi vive in quelle terre, ormai non vive più. La paura, anziché diminuire e lasciare il posto ai progetti, alla ricostruzione, a un nuovo inizio, continua a riempire le giornate dei tanti che sono stati colpiti dal terremoto. Sono stati svegliati improvvisamente durante la notte, il terremoto ha tolto loro il sonno: anche i momenti della giornata che per abitudine dovrebbero essere i più sereni e tranquilli sono spezzati e interrotti dalle scosse. Per questo sono ancor più spaventati: dormono già vestiti, si spaventano al primo soffio di vento, sono pronti a scappare al primo sussulto. E’ un trauma che, probabilmente, si porteranno dietro per sempre. Difficile dimenticarlo se, ad ogni notte, arrivano nuove scosse a ricordare che stare svegli è, forse, una delle poche cose che può salvare loro la vita.

Ricordo la sensazione provata la mattina del 24 Agosto: mi sono svegliata e ho scoperto che qualcosa era successo, che il mondo era diverso. In un attimo di una notte qualsiasi, tanti si sono ritrovati distrutti: vittime di una natura che non si può prevedere. L’altra mattina, invece, quando sono stata svegliata dalla scossa, ho ripensato a quella notte di Aprile, al terremoto che ha cambiato per sempre L’Aquila, e come allora ho acceso la tv per saperne di più. Da quando, nel 2002, ci fecero uscire di corsa dalla classe per il terremoto che fece crollare la scuola di San Giuliano e uccise diversi bambini, il primo pensiero, in questi casi, va sempre alle vittime, con la speranza che siano sempre poche, anzi che non ci siano mai.

E’ per questo che faccio fatica a comprendere le polemiche che, purtroppo, sempre ci sono quando in Italia succede qualche evento straordinario che smuove le coscienze, prima di quel momento, assenti o assopite. Non riesco proprio a capirli quelli che si lamentano o danno la colpa ai politici o al governo per non fare le cose troppo in fretta o secondo la velocità che propongono o adopererebbero loro. Siamo tutti bravi a proporre strategie e soluzioni da lontano, senza reale contezza di ciò che è successo in quelle terre. Io, per esempio, vedendo le immagini di quei paesi rasi letteralmente e totalmente al suolo, non saprei da dove ripartire. E’ sconfortante trovarsi difronte quegli scenari: da dove si ricomincia quando non c’è nemmeno più un muro intatto e in piedi? Da dove si riparte? Quali zone si liberano e ripuliscono prima, e quali dopo? Essendo, poi, le scosse ancora continue, è davvero così semplice iniziare a ricostruire col rischio anche che nuovi crolli possano causare vittime pure tra coloro che stanno lavorando?

E’ vero, l’Italia ha tanti difetti, ma a che cosa serve ricordarli in questi casi, se non ad alimentare la rabbia e l’angoscia di chi già vive nella disperazione più totale, di chi ha perso tutto in pochi secondi? Ci sono anche delle indagini in corso che accerteranno se ci sono dei colpevoli responsabili di alcuni crolli in particolare: ospedali, case che dovevano resistere alle scosse, scuole crollate ristrutturate da poco secondo le norme antisismiche, e che per fortuna ad Agosto erano vuote. Ma i soccorsi stanno procedendo, la solidarietà è arrivata da tutta Italia, le aziende che hanno potuto sono ripartite subito, i vigili del fuoco hanno lavorato e stanno lavorando notte e giorno, la protezione civile ha agito celermente: basti pensare alla scuola di Amatrice allestita in meno di 15 giorni.

La rabbia, le polemiche, le lamentele, le teorie complottiste di chi pensa che i terremoti siano indotti o che il valore della magnitudo venga abbassato per non risarcire i terremotati al 100% non ricostruiranno le case, le chiese, gli edifici. Non è rimuginando su ciò che doveva essere fatto che ci metteremo in salvo. Quello che serve, subito dopo aver tamponato l’emergenza, è riflettere su ciò che va fatto da oggi, affinché i terremoti non ci costringano a nuove emergenze. Non si può prevedere la forza della natura, né tantomeno dove sfogherà la sua energia e quando. Si possono però, forse, circoscrivere e, in qualche modo, prevenire e limitare i danni.

E’ con i mattoni e il cemento, ma soprattutto con le regole e l’onestà e la professionalità di chi costruisce, progetta, stanzia e controlla l’utilizzo dei fondi, che si innalzano le case, le scuole, gli ospedali.  Però, tutte queste persone, prima di essere dei professionisti, sono semplici cittadini che domani potrebbero essere a loro volta vittime di un sisma. Dovremmo ricordare anche questo, quando riversiamo la nostra rabbia sui politici o su chi manomette i dati.