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Chiara Lavalle: “Oggi si vota e.. menomale!”

di Chiara Lavalle

Oggi si vota: “e menomale”, mi verrebbe da dire! Con la delusione di chi ha partecipato “attivamente” alla campagna referendaria. Da più parti, infatti, quasi mai gli argomenti trattati sono stati i pro e i contro della Riforma Costituzionale. Più spesso, entrambi gli schieramenti hanno spostato l’attenzione degli elettori e l’obiettivo del Referendum sulla questione pro o contro Renzi. Come se si dovesse votare per i meriti o gli errori di chi ha scritto la riforma e non per ciò che, effettivamente, in quelle righe è stato scritto. E, in realtà, il malcontento di oggi, in questa ultima settimana, si è presentato sotto forma di fastidio, nausea, seccatura. Soprattutto perché a spostare la discussione del referendum sul piano politico sono stati proprio quelli – personalità più o meno preparate ed importanti – che, al contrario, avrebbero avuto tutte le competenze, e addirittura il dovere, di spiegare punto per punto la riforma, a seconda dello schieramento nel quale si collocavano.

Ma, ormai, è costume diffuso quello di ridurre ogni argomentazione di merito al piano politico. Come se le battaglie a favore o contro una riforma, ridisegnassero l’assetto politico, non in base agli ideali o ai valori e ai principi cui i partiti si ispirano, ma in base alle convenienze, alle comodità, o ai ricavi in immagine o adepti che quella determinata riforma offre. In questo caso, è stata la Costituzione ad essere presa di mira, diventata argomento da bar e deturpata a favore dell’uno o dell’altro: gli stessi articoli scritti dai Padri Costituenti, e addirittura i principi universali cui si sono ispirati, sono diventati proprietà degli schieramenti, e interpretati in maniera soggettiva e secondo i propri gusti, letti in un modo anziché in un altro, da quelli del Sì e da quelli del NO. Eppure, quando fu scritta, l’assemblea Costituente era sì di natura eterogenea, sia dal punto di vista politico che culturale, ma era ferma e bilanciata rispetto a principi e valori universali, non negoziabili, di difficile interpretazione personale.

Oggi, invece, quella stessa carta, ritenuta antica, vecchia, obsoleta, lontana, anacronistica, diventa materia di discussione in ogni luogo e angolo d’Italia: tutti esperti, senza neppure aver letto la riforma che potrebbe cambiarla e renderla moderna, ma tutti affascinati e convinti dalla battaglia basata sulla simpatia o antipatia verso chi, questa legge, l’ha scritta. Tralasciando metodo, meriti, argomentazioni, errori, che questa riforma caratterizzano.

Tutti convinti di avere la verità in tasca – a partire dai protagonisti a livello nazionale della scena politica – da sentirsi legittimati a non parlare della riforma, ma a screditare il proprio avversario che ha l’unica colpa di pensarla esattamente al contrario. In tv, sui giornali, sui social, quello che passa maggiormente sono gli epiteti e le offese che i sostenitori del Sì rivolgono a quelli del No, e viceversa. L’arroganza, la presunzione, la mancanza di rispetto, sono gli elementi fondamentali che ormai contraddistinguono le campagne elettorali, a livello nazionale così come a livello locale. Quando qualcuno si presenta per convincere gli elettori a votare, quasi mai, ormai, descrive e argomenta le proprie proposte. Più spesso il discorso si sposta sulle battute, le prese in giro, lo scherno verso il proprio avversario, con l’obiettivo unico di demolire la persona e non le idee e i progetti che rappresenta e porta avanti. Per questo, il primo elemento di cui si ha bisogno è un nemico contro cui combattere. E’, infatti, prassi generale e ormai consolidata che le campagne elettorali siano finalizzate a distruggere – il proprio avversario, e poi le sue proposte e le sue idee – e non a costruire, a proporre. Sono pochi quelli che affrontano ancora i dibattiti in maniera costruttiva e propositiva, con toni pacati, rispettosi, educati. E la Politica, con tutto questo, che cosa c’entra?

In questo caso, poi, gli schieramenti hanno assunto via via fisionomie diverse: prima i Sì vs i No, poi i renziani vs gli antirenziani, fino ad arrivare ai riformatori vs i conservatori. Categorie, compartimenti, scatole chiuse, che lasciano poco spazio a ragionamenti, confronti, messe in discussione. Sei per il No? E allora non sei in grado di comprendere o addirittura da ricovero, dicono quelli del Sì. Voti NO? Solo perché Renzi ti è antipatico. Voti No? Sei di destra, perché in quello schieramento ci sono Salvini, la Meloni, Grillo. Neppure viene presa in considerazione, per esempio, l’ipotesi che si possa votare No perché davvero si è in disaccordo con questa riforma o, addirittura, soltanto con alcuni punti di essa, ma che non te la senti di votare Sì, perché gli argomenti che ti hanno convinto per il No sono troppo importanti e pesano di più della possibilità di avere una Costituzione nuova, più moderna, più all’avanguardia. Come se poi, questa riforma rappresentasse la soluzione a tutti i problemi, la risposta a tutti i mali che affliggono l’Italia da anni. E da qui, allora, l’interesse delle nazioni straniere, la strumentalizzazione di ogni occasione o incontro: i terremotati, i bambini, gli operai i pensionati. Per non parlare degli slogan del Sì che prospettano scenari apocalittici a partire dal 5 di Dicembre. Eppure, molto onestamente, credo che a questa riforma si siano dati un peso e un’importanza straordinari, che meritava sicuramente, ma non a uso e consumo degli scenari politici che verranno.

E, allora, è comprensibile che tanti, esasperati, abbiano scelto di spegnere la tv, abbandonare i social, decidere di non andare a votare. La materia è già difficile, condita da queste lotte intestine diventa anche faticoso cercare di capirla. E’ stancante e svilente, ascoltare quotidianamente gli insulti che arrivano da esponenti politici che, tra l’altro, dovrebbero quantomeno essere in grado di comprendere e spiegare i meriti della riforma. Eppure, così non è stato. E, allora, quasi viene spontaneo dire “per fortuna sta finendo!”.

Motivo in più per andare a votare: mettiamo fine a questo strazio!