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Un giorno dedicato ai morti per non dimenticare la bellezza della vita – Viaggio tra gli umani di Chiara Lavalle

cimitero

 

di Chiara LAVALLE

Oggi, 2 Novembre, è la giornata in cui si festeggiano i morti.

Un giorno da dedicare ai morti: sembra un ossimoro, quasi un paradosso. Come si fa a festeggiare i morti? Perché dovremmo trascorrere una giornata di festa in onore della morte che, sempre, provoca tristezza, dolore, lacrime?

Non ci si abitua mai alla Morte. Penso, per esempio, a tutte quelle persone che hanno perso un genitore, un fratello, una sorella, un figlio: insomma, un pezzettino, più o meno grande del proprio mondo, un tassello di quel puzzle bellissimo che, nonostante tutto, la Vita continua ad essere. Pezzettino che, ahimè, non sarà mai sostituibile e che, anzi, in un modo più o meno importante, condizionerà il resto della loro vita, perché la mancanza si sentirà sempre di più, il dolore rimane e forse, addirittura, aumenta con il passare del tempo. Non credo che il dolore dipenda dall’età di chi va via, o dal modo in cui se ne va. Penso, piuttosto, che il dolore sia direttamente proporzionale all’intensità del rapporto che quelle persone erano riuscite a costruire, realizzare, instaurare con noi. E’ questo, forse, l’aspetto più brutto della perdita di qualcuno: quello di non riuscire più a vivere dei momenti insieme; di non riuscire più a parlare, litigare, confrontarsi; quello di non poter più condividere la propria quotidianità con loro.

Per tutti questi motivi, non penso che la festa dei morti serva a riempire i cimiteri di fiori, lumini o chiacchiere. Credo, piuttosto, che questa, un po’ come tutte le feste, serva a ricordarci delle cose che spesso, nel quotidiano, tendiamo a rimandare, a evitare o a dare per scontato. Ogni giorno, infatti, dovremmo tenere ben in mente, e nel cuore, gli insegnamenti e gli esempi delle persone che oggi non sono più con noi. Quella eredità umana che dobbiamo raccogliere e trasmettere a chi ci è vicino. Perché solo facendo in questo modo, forse, riusciamo a dare un senso a quelle vite che ci hanno accompagnato. Ho imparato, negli anni, a dare un senso tutto mio alla Morte.  Ogni volta che perdo una persona, dopo la rabbia iniziale e dopo aver realizzato che quella che era una presenza costante da quel giorno sarà un’assenza, penso che le persone che se ne vanno lo  facciano sapendo che sia  giunto  il mio turno, che sia ora che io proceda da sola  in questo mondo, come se,  ad ogni perdita, diventassi un po’ più grande e indipendente. Ma forse, a prescindere dall’idea che possa esistere un’entità superiore in grado di decidere tutto, ogni persona che se ne va, lo fa sapendo di lasciare il posto ad un’altra che sta arrivando: è un po’ come se il mondo avesse bisogno di un ricambio.

Non so se si riesca davvero a trovare un senso alla Morte. Quello che possiamo fare è ricordarci delle persone che oggi non ci sono più, per spendere ogni momento che abbiamo in cose importanti e con le persone che amiamo, affinché un giorno non dovremo dire “avremmo potuto, ma non abbiamo avuto il tempo” o “se tornassi indietro…”. Approfittiamo delle occasioni che la Vita ci mette a disposizione per vivere oggi e per non avere rimpianti domani di ciò che ieri non è stato. Troppo spesso, quando perdiamo qualcuno, ci preoccupiamo soltanto di sopravvivere, piuttosto che di Vivere.  E allora, facciamo in modo che la festa dei morti abbia un senso dentro di noi sempre – non solo oggi -, facciamo in modo che dalla fine di una persona possiamo ricavarne un nuovo inizio: lasciamo da parte la paura del domani, vinciamo la pigrizia del quotidiano e investiamo tutte le nostre energie nei rapporti umani, perché anche se un giorno soffriremo, in quello che costruiamo oggi troveremo la forza per andare avanti.

Festeggiamo questa giornata, ricordandoci che, tutti i giorni, vale la pena vivere dedicando il nostro tempo alle persone che amiamo.