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Unioni gay, Mimma Panaccione: il prete dice no, ma noi cattolici d’amore sì

“Questo matrimonio non s’ha da fare…ma si farà!”: il prete che in Piemonte ha detto no alle nozze gay sarà pure “un curato di campagna”, come si definisce lui stesso, ma di certo non può essere tacciato di codardia, come il collega manzoniano, “un vaso di terracotta costretto a viaggiare in mezzo a tanti vasi di ferro”. Di coraggio ne ha messo tanto per dire la sua opinione contraria alle unioni civili.

LA VICENDA

Il Comune di Chieri, in Piemonte, dice sì alle nozze gay.

Quello che sarà celebrato domani tra due donne è il primo matrimonio lesbo che sarà officiato in Municipio.

Oltre ai  giornalisti, per lo scalpore che la notizia nel nostro Paese ancora suscita, la decisione ha attirato anche l’attenzione di un prete, che, salito sul pulpito, ha scritto al direttore del quotidiano Corriere di Chieri. E ha liquidato la faccenda come una vera e propria “gara tra sindaci” quella verso l’approvazione e la celebrazione delle unioni civili, insomma un modo per arrivare sulle prime pagine dei giornali e far parlare dei loro paesi.

Al prelato, che sul pulpito non era per davvero, ha replicato Mimma Panaccione, nota per il suo impegno e la sua lotta al cancro metastatico, non solo grazie al blog di Repubblica ma anche alla sua partecipazione in meeting scientifici in tutta Europa.

Mimma è anche un’amica delle due donne.

Intelligente e spiritosa, ha risposto per le rime al prete, al quale non sarà sfuggito che Mimma è anche una cattolica praticante. Non una bigotta, però. La sua lettera è stata pubblicata integralmente sul Corriere di Chieri.

Risultato: domani Mimma Panaccione pronuncerà in comune il discorso ufficiale delle prime nozze gay delle due donne di Chieri. Intanto il Corriere di Chieri ha pubblicato la sua brillante risposta.

LA LETTERA INTEGRALE DI MIMMA PANACCIONE AL DIRETTORE DEL CORRIERE DI CHIERI, MIRTO BERSANI:

Egregio direttore,

Le scrivo per comunicare a Lei e ai lettori tutti la mia personale gioia.

E’ strano come un fatto privato come questo sentimento debba ad un certo punto diventare pubblico o, in maniera più social, condiviso.

La mia gioia è che sabato prossimo (17 settembre, ndr) parteciperò alla felicità di due mie carissime amiche che si uniranno in matrimonio. Sembra che il fatto privato sia già cronaca o fatto storico poichè censito come “prime nozze gay” nel Comune di Chieri. Posso assicurarvi che per loro e per noi che le amiamo è già di per sè un fatto storico quanto unico nel suo genere, come lo sono tutti i momenti di felicità che vengono donati ad ognuno di noi nella vita.

Visto che loro sono “costrette” a dichiarare come atto distintivo pubblico il loro orientamento sessuale, allora mi sento quantomeno in dovere di dichiarare pubblicamente il mio credo religioso: sono cattolica.

Credo in libera Chiesa in libero Stato. Credo che un sindaco, un medico, un qualsiasi rappresentante o dipendente pubblico debba assolvere ai suoi doveri laici previsti dalla legge dello Stato.

Credo che i cattolici debbano avere a cuore solo l’amore per il prossimo. Il cattolico troppo spesso dimentica l’unico “compito” che ha: concentrarsi sull’amore: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Gesù disse ai suoi discepoli: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). (Fonte: Catechismo della Chiesa Cattolica). L’amore con “giudica o perseguita o cerca di cambiare gli altri secondo quello che tu ritieni giusto senza accettare l’altro così com’è” mi sembra un tantino stridente e discordante.

Ma questo è solo il mio pensiero, non ho la presunzione di voler “insegnare” niente a nessuno né tantomeno di parlare da addetto stampa di Dio, ci mancherebbe! Lo lascio fare a farisei e bigotti di ogni epoca. Comunque ovviamente sull’amore io ci scommetto la mia eternità. Se ho sbagliato pagherò.

Mimma Panaccione 

credit: elena datrino photo