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Europa in crisi, forse una bella auto d’epoca che ha fatto il suo tempo

di DONATELLA RICCI

donatella ricciDonatella Ricci

     Si è tenuta lo scorso giovedì, presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, la conversazione tra la Presidente della Camera Laura Boldrini e il direttore di Limes Lucio Caracciolo, dal titolo “La sfida dell’Europa. Terrorismo, migrazioni e periferie. Quale futuro per l’Europa?”

L’evento è stato accolto con enorme entusiasmo dalla popolazione studentesca, infatti si è raggiunto in breve tempo il numero massimo di iscrizioni consentite al punto da dover allestire anche una diretta streaming. Dopo i saluti istituzionali del Magnifico Rettore Eugenio Gaudio, del Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche Luca Scuccimarra e della Preside della Facoltà di Scienze Politiche Raffaella Messinetti, che hanno ringraziato la Presidente Boldrini della “generosa e gioiosa” disponibità ad accettare l’invito, la professoressa Arianna Montanari ha lasciato la parola ai due protagonisti del dialogo.
Si è discusso sul futuro dell’Unione Europea, che sta affrontando un periodo di mutamento e crisi d’identità molto più grande di quello che, da osservatori interni, pensiamo di attraversare. Per la prima volta nella sua storia, infatti, uno Stato membro, nello specifico la Gran Bretagna, indice un referendum per uscirne.
Quello dei migranti è stato il primo tema affrontato, al cui interno la Boldrini è intervenuta in una duplice veste: in quella di Presidente della Camera, ma ancor più come ex portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (UNHCR), carica che ha ricoperto dal 1998 al 2012. Dinnanzi al problema, l’atteggiamento dei Paesi membri non è stato compatto: alcuni vogliono aprire le frontiere, altri chiuderle con cemento e filo spinato. Ciò che dunque manca è la cooperazione, l’esistenza di un progetto Europeo condiviso da tutti.

A tal proposito, la Presidente ha riportato le parole di Obama ad Hannover: “Sono venuto qui, nel cuore dell’Europa, a dire che gli Stati Uniti e il mondo intero hanno bisogno di una forte, prospera, democratica e soprattutto unita Europa. Magari avete bisogno di un outsider, di qualcuno che non sia europeo, per ricordarvi la grandezza di quello che avete raggiunto” per ricordare che son proprio i partner economici a chiedere un’Europa compatta piuttosto che “28 Stati che litigano”. L’attuale Unione Europea a 28 potrebbe aver fatto il suo tempo, “come un’auto d’epoca, con un motore formidabile che però oggi non funziona più bene. E il cui modello è ormai obsoleto. C’è bisogno quindi di un nuovo modello, c’è bisogno di rinnovare la struttura dell’UE. Insomma – ha sottolineato – bisogna cambiare macchina, senza aspettare che si rompa”.
Per sistemarne la struttura bisognerebbe innanzitutto rivederne il sistema delle elezioni (attualmente considerate come elezioni di governo nazionale) “per cui se un cittadino italiano vuole votare un finlandese non può” e dar vita ad un parlamento europeo che legiferi, dando indirizzi al governo, come nelle grandi democrazie e che non si limiti a registrare le decisioni del Consiglio d’Europa, prese dai Capi di Stato, in cui il più forte decide le linee guida portando avanti gli interessi nazionali. In ultimo, risulta necessario munire l’assetto europeo di un budget realistico, ad ora all’1% del PIL dei singoli Stati membri, e la creazione di misure per armonizzare la materia fiscale e completare l’unione bancaria mediante un sistema comune europeo di garanzia sui depositi.
La Presidente della Camera ha inoltre ribadito la necessità di agire subito, eliminando tutto il peggio dell’UE, fornendole un nuovo assetto che nasce dall’idea di imparare dagli errori del passato. Anche perché, ha aggiunto, “l’Unione è l’unica cosa che abbiamo. Nessun Paese membro, neanche la Germania, può da solo competere con i giganti emergenti. E se non saremo in 28 saremo in meno, l’essenziale è che ci sia un’avanguardia di Paesi che conduca il processo di formazione degli Stati Uniti d’Europa”. Nel concreto ha deciso di fare la sua parte attraverso la promozione della dichiarazione Più integrazione europea: la strada da percorrere coinvolgendo anche Claude Bartolone, presidente dell’Assembléè nationale francese; Norbert Lammert del Bundestag tedesco e Mars di Bartolomeo, presidente della Chambre des Députés del Lussemburgo e arrivando ad ottenere le firme di 12 Stati.
Uno spazio finale è stato destinato alle domande poste direttamente dagli studenti, considerate pertinenti e di alto livello. “È bello quando si è tra persone che parlano la stessa lingua”, ha commentato la Presidente.
La conversazione è stata sintetizzata dalla battuta finale di Caracciolo che ha riassunto la posizione della Presidente Boldrini con l’espressione romana “In poche parole, damose da fa’”.