Home Terza Pagina Caro mattone, ti assicuro assicurandoti…oppure no?

Caro mattone, ti assicuro assicurandoti…oppure no?

di ALESSANDRA PARENTE

Quando pensiamo al mondo delle assicurazioni la prima cosa che ci viene in mente è l’RC auto: essendo obbligatoria, infatti, tutti, prima o poi, ci confrontiamo con una polizza di questo tipo.

Ma il mondo delle assicurazioni è ben più variegato, complesso e oserei dire anche un po’ farraginoso. E’ arrivato il momento di provare a farci un’idea su un altro tipo di polizza, vista la triste attualità del tema, la polizza sulla casa: nello specifico la polizza per gli eventi catastrofali ( Terremoto e/o Inondazioni e Alluvioni), che al momento è stipulabile solo su base volontaria, non essendovi alcun obbligo a riguardo.

E’ meglio conosciuta come Polizza Calamità Naturali e generalmente assicura i danni materiali e diretti, compresi quelli da incendio e scoppio, causati da: terremoto, formazione di ruscelli a seguito di eccezionali precipitazioni atmosferiche, fuoriuscita d’acqua dai bacini naturali o artificiali (anche se causata da terremoti, frane o smottamenti). Questi eventi devono manifestarsi su una pluralità di cose poste nelle vicinanze.

Una considerazione specifica deve essere fatta sulla tipologia di danno rimborsabile, cioè quale rischio, in gergo assicurativo, è coperto dalla polizza. Attenzione a definizioni nel contratto assicurativo quali “se il fabbricato, a seguito dell’evento attestato dalla Pubblica Autorità competente, risulta completamente distrutto o subisce un danno che ne comprometta la stabilità …”. Danno che ne comprometta la stabilità è affermazione ambigua: una definizione di questo tipo infatti esclude i danni più frequenti, cioè quelli ai tramezzi e agli impianti a servizio del fabbricato che non compromettono la stabilità dell’edificio ma sono causati dal terremoto, ricomprendendo invece solo i danni ai muri maestri che porterebbero a dichiarare l’immobile inagibile.

Generalmente tale tipo di polizza non assicura invece i danni da maremoto e tsunami, quelli da eruzione vulcanica e quelli causati da sciacallaggio (anche se vi sono sempre più compagnie che ne coprono il rischio), quelli ai locali interrati (in caso di inondazione o alluvione), quelli ai fabbricati che non erano conformi alle norme antisismiche vigenti alla data di costruzione.

Un’attenzione particolare deve essere riconosciuta all’ appena citata conformità alle norme antisismiche vigenti alla data di costruzione: questo significa fare attenzione alla tipologia di fabbricato compreso nella polizza: se Fabbricato antisismico o in generale Fabbricato in muratura. Altrimenti si rischia di pagare invano, senza essere risarciti.

Altro fattore importante da considerare è la sequenza degli eventi sismici; solitamente nella descrizione del rischio , le scosse registrate nelle 72 ore successive all’evento sismico catastrofico sono considerate parte dello stesso terremoto e quindi danno origine ad un “solo Sinistro”. Questo aspetto, attinente la valutazione complessiva, è positivo ai fini del risarcimento del danno.

Ma come si calcola il rimborso dovuto? I criteri sono: l’area di collocazione dell’immobile, i mq, la tipologia e il valore catastale sempre dell’immobile. Inoltre è possibile assicurare solo la casa, questa e il suo contenuto (arredi ..), ma anche i suoi occupanti.

E per quanto riguarda il costo di una polizza di questo genere? Si parte dai circa 2,50 euro a mq degli edifici in zone a basso rischio di calamità naturali, per arrivare ai 4 euro a mq delle zone a rischio elevato, il tutto in base ad apposite mappe, a cui si somma un premio minimo comunque dovuto.

Secondo recenti stime dell’Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici)  meno dell’1% delle abitazioni italiane risulta assicurato contro le catastrofi, eppure ben il 65% di esse è a rischio catastrofi naturali.

Nel resto del Mondo le cose in parte vanno diversamente: la Nuova Zelanda prevede un’assicurazione obbligatoria contro tali eventi, per tutti gli edifici. A reggere il sistema è l’Earth Quake Commission (EQC), nelle mani dello Stato, che si occupa della gestione e del pagamento dei sinistri e non solo. La polizza viene venduta ai proprietari di edifici da compagnie private che trasferiscono premi e sinistri alla EQC che a sua volta si riassicura. Il premio garantisce limiti di indennizzo medio-alti e lo Stato interviene solo nel caso in cui il settore privato non riesca a coprire l’intero ammontare delle perdite. Il risultato è che più del 90% degli edifici sono assicurati.

In Giappone, dove i terremoti sono all’ordine del giorno, ed altrettanto diffusissima è la sensibilità a costruire con standard antisismici sempre all’avanguardia, la copertura assicurativa degli edifici arriva al 40%.

In Belgio, Francia, Danimarca e Gran Bretagna la protezione è facoltativa ma diventa obbligatoria nel caso in cui si sottoscriva una polizza contro gli incendi.

In Italia da tempo si discute sul da farsi: da un lato una polizza obbligatoria per tutti gli edifici sarebbe una garanzia, porrebbe un freno all’abusivismo edilizio (almeno per quanto riguarda le nuove costruzioni) e fornirebbe tariffe più bilanciate (altrimenti gli abitanti in zone ad alto rischio sismico avrebbero polizze molto esose e difficoltà a trovare compagnie assicurative disposte ad accollarsi un rischio così concreto, risultando doppiamente sfortunati rispetto agli abitanti di località a minor rischio di calamità, distinzione  che in Italia è comunque difficile operare perché tra rischio sismico, vulcani, inondazioni e frane tutti i comuni hanno i loro pericoli!). Più probabile come ventilato anche dal ministro Delrio è la possibilità di prevedere meccanismi incentivanti a livello fiscale, che fungano da stimolo alla stipula di polizze di questo tipo,ad esempio con la loro detrazione al momento della sottoscrizione del contratto.

Del resto lo Stato, tra patto di stabilità ed emergenza bilancio può davvero garantire la ricostruzione, non solo degli edifici pubblici come da priorità, ma anche delle case dei singoli cittadini? E se è  in grado di farlo per ora, potrà farlo anche in futuro? E soprattutto potrà garantire rimborsi in tempi ragionevoli e dignitosi, o i terremotati dovranno vivere in tende e prefabbricati per anni e anni, come successo tante volte anche nel recente passato?

Forse il sistema va ripensato, non trascurando questa ipotesi, nel frattempo le compagnie assicurative offrono polizze casa di ogni genere, vedere per credere.