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SE IL TEATRO SCOMMETTE SUI GIOVANI – [Viaggio tra gli umani di Chiara Lavalle]

Qualche sera fa nell’auditorium del centro polifunzionale di San Giorgio A Liri è stato messo in scena un musical: Wonderland, la meraviglia di tornare bambini. Lo spettacolo era liberamente ispirato, ma molto molto aderente, alla favola di Alice nel paese delle meraviglie. Come da presentazione, il tutto è nato dall’idea di due giovani ragazzi, amanti della recitazione, della musica, della danza, che, a partire da Novembre, hanno messo su e portato avanti un laboratorio sperimentale di musical.

Sicuramente, ci sarà stata qualche piccola imperfezione, ma quello che conta in questi casi non sono i giudizi tecnici, ma le sensazioni che chi recita riesce a trasmettere dal palco fino a chi è seduto all’ultima fila. La bravura degli attori, infatti, si misura dal grado delle emozioni che riescono a trasferire agli altri. Alice nel paese delle meraviglie, un po’ come tutte le favole, riesce a far ritornare tutti i grandi un po’ bambini. Gli adulti che quella sera sono riusciti a tornare indietro nel tempo, sono stati letteralmente catturati dalle parole, dalle musiche, dai passi di danza che hanno trasformato quel piccolo palco in un luogo davvero magico: sembrava di essere dentro la storia, tra il bianconiglio, il cappellaio matto e Alice stessa. Tutti gli attori, dal più piccolo al più grande, sono stati così precisi e coinvolgenti da non concedere neppure la possibilità di distrarsi per un attimo: il pubblico era rapito, attento, concentrato. Perdersi anche solo una parola sarebbe stato un peccato, quasi uno spreco: non lo meritavano. Chi è riuscito a tornare bambino in quell’ora e mezza di spettacolo ha provato emozioni vere e sincere – come sono i più piccoli sanno fare – fino a commuoversi. Dalla qualità espressa dai protagonisti, insomma, tutto sembrava tranne che un laboratorio sperimentale.

Da tutto questo si capisce, però, che dietro c’è un duro lavoro, fatto di impegno, dedizione, passione: senza queste componenti, non si ottengono risultati di questo tipo. Se gli attori si comportano in un certo modo sul palco è perché dietro ci sono persone esperte, capaci, preparate che lavorano con serietà e professionalità, cercando di far conciliare tutto alla perfezione, curando le coreografie, la sceneggiatura, le musiche, la scenografia, le luci, i costumi, fino all’ultimo dettaglio con meticolosità, precisione, attenzione. E quando c’è tutto questo, si percepisce: le emozioni passano anche attraverso queste cose. E’ la macchina organizzativa che permette agli attori di fare bella figura e colpire il pubblico.

E non è mai facile ottenere certi risultati, anzi tutt’altro. Non è facile neppure, spesso, avvicinare ragazzi, più o meno giovani, e convincerli a mettersi in gioco e a trasformarsi davanti a tante persone. Non è facile nemmeno convincerli che per ottenere risultati bisogna impegnarsi, studiare il copione e le coreografie, dedicare del tempo alle prove e a ripetere all’infinito le scene fino a quando non sono giuste e ben fatte. E perché, poi, fare tutta questa fatica nel tempo libero? Che senso ha dover fare sacrifici nelle ore che dovrebbero essere spese in relax, svago, riposo?

Spesso, realtà di questo tipo, nei piccoli paesi in cui è difficile trovare qualcosa da fare per occupare e impegnare il proprio tempo libero, sono delle vere e proprie ancore di salvezza: rappresentano l’alternativa di cui si ha bisogno per sfuggire al peggio. Chi ha promosso questo laboratorio ha regalato a tanti ragazzi e bambini l’occasione di appassionarsi, di provare a fare qualcosa di nuovo, di diverso, di sperimentare e anche di conoscere se stessi. Sicuramente, tra loro ci sarà chi preferisce ballare, chi invece recitare o cantare. Però, tutti hanno avuto la possibilità di provare a capire se tra le cose che hanno fatto ce ne è almeno una che può piacergli. E, spesso, è proprio nel tempo libero – quel tempo in cui non siamo costretti a fare quello che ci dicono gli altri – che emergono e vengono fuori i talenti delle persone, perché è in quei momenti che possiamo scegliere senza costrizioni o imposizioni cosa fare, o chi essere. Non è detto, ovviamente, che tutti quei ragazzi continueranno a recitare, ballare o cantare, ma è probabile che chi lo farà, sarà mosso, semplicemente, dalla voglia di farlo ancora e dal piacere di emozionarsi e di emozionare.

Tutte quelle attività che permettono ai giovani di ritrovarsi anziché perdersi, che offrono la possibilità di impiegare il proprio tempo, investendo le proprie risorse e le proprie energie senza sprecarle, vanno incoraggiate, sostenute e promosse. Perché tutti i ragazzi e i bambini meritano adulti in grado di concedere loro momenti e occasioni per scoprirsi, conoscersi e – perché no – capire cosa vogliono fare da grandi.