Home Salute Sanità, Ciacciarelli (Fi): Zingaretti pensa alle pagelle ma gli ospedali non funzionano

Sanità, Ciacciarelli (Fi): Zingaretti pensa alle pagelle ma gli ospedali non funzionano

Ciacciarelli: “Zingaretti dà le pagelle ai dirigenti ed applica l’Irpef più alta d’Italia ma la sanità non funziona ed i pazienti devono ricorrere ai privati o fuori regione”.

               Ospedali depotenziati, pazienti che muoiono senza una ragione apparente, oppure costretti in fila per giorni su una barella in attesa di un ricovero, turni massacranti del personale medico e paramedico, organici ormai inadeguati persino ad assicurare le turnazioni e le ferie.

E’ questo il quadro della mala-sanità nella nostra provincia.

Eppure il problema che si pone la Regione Lazio con il presidente/commissario Zingaretti è quello di far … ballare il valzer ai direttori generali!

Lo afferma il dottor Pasquale Ciacciarelli, coordinatore provinciale di Forza Italia, che inutilmente ha chiesto un incontro ai due ultimi manager della Asl (lo scorso anno alla Mastrobuono e a gennaio a Macchitella) per uno scambio di idee sulla situazione sanitaria in provincia di Frosinone.

Zingaretti, forse perché nelle scuole è periodo di pagelle, ha stilato le sue pagelle sui direttori generali e dirigenti classificandoli tra idonei e non idonei, dimenticando, forse, che il loro operato rispecchia esclusivamente gli indirizzi dello stesso Zingaretti.

Si potrebbe dire che Zingaretti boccia/promuove se stesso.

La verità è solamente una: il problema non sono dirigenti e direttori ma il freno tirato della Regione che non assegna alle nostre strutture sanitarie personale e strumentazioni adeguati ed il rispetto del rapporto posti letto/abitanti.

Il Lazio, in soli otto anni, ha perso qualcosa come 9.035 tra medici, infermieri, tecnici ed ausiliari, tutto a scapito della qualità e quantità dell’offerta sanitaria.

 

Queste sono decisioni volute e ponderate con il solo scopo di favorire il sistema sanitario romano e la migrazione passiva, cioè il ricorso dei pazienti ad asl diverse da quelle di residenza, che rappresenta il costo maggiore della nostra sanità.

Non a caso il Lazio ‘vanta’ la percentuale più alta della mobilità ospedaliera (8,5 contro la media nazionale del 7,8).

Oggi leggiamo anche che la Regione Lazio, seconda solo alla Campania, è quella che ha il fisco più caro (una famiglia tipo paga 2311 euro l’anno contro i 328 della Valle D’Aosta, ed il 17% in più della media nazionale)!

E’ l’addizionale Irpef più elevata su cui grava proprio il settore sanitario.

E mentre i cittadini sono costretti a rivolgersi ai privati o a strutture fuori regione, i bollettini sanitari che si leggono quotidianamente sui giornali sono spaventosi e a pagarne le conseguenze sono solo i pazienti; pensate hanno persino ridotto la quantità di acqua per i ricoverati, scesa ad appena mezzo litro al giorno!

Insomma – conclude Ciacciarelli – va bene la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione delle risorse ma senza prescindere dal rispetto del diritto alla cura del cittadino che passa solo e soltanto attraverso il potenziamento degli organici del personale, l’adeguamento dei posti letto e l’efficientamento delle strumentazioni.

Solo così sarà possibile prestare un servizio sanitario più qualificato e ridurre la mobilità passiva, che è la voce di bilancio più elevata.