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Un libro per pensare: l’amico immaginario

“Ma devi essere la persona più coraggiosa del mondo per uscire di casa ogni giorno ed essere te stesso, quando a nessuno piace quello che sei”.

In questi giorni di pausa, di divano e casa, il libro è certamente “l’amico” migliore degli italiani in quarantena. E questo è il momento di iniziare ad apprezzare la lettura e il potere affascinante delle parole anche per chi non è un lettore abituale.

Ragionando sul concetto di speranza, mi sono ritornate alla mente le parole di un libro uscito qualche anno fa “L’amico immaginario”, di Matthew Dicks, uscito in America nel 2010 e pubblicato in Italia da Giunti due anni dopo.

E’ la storia di Max, un bambino autistico di nove anni, che per farsi aiutare da varie decisioni e semplicemente per avere un amico, ha creato cinque anni prima Budo, un amico immaginario, che può vedere e sentire solo lui. Budo, contrariamente dagli altri amici immaginari, somiglia ad un vero umano, è molto intelligente e non ha bisogno di dormire, riuscendo in tal modo a muoversi anche in maniera indipendente da Max, facendo conoscenze del mondo esterno e delle persone.

Il libro è un inno all’amicizia, ma soprattutto alla fantasia, infatti ci ricorda che la fantasia dei bambini non va mai sottovalutata, in nessuna circostanza. Il loro mondo, gli amici immaginari, sono dei luoghi in cui dimenticare la paura e i disagi della vita quotidiana. Budo, in questo caso, è la valvola di sfogo, la mano amica, un’idea lunga cinque anni che aiuta il piccolo Max nella vita di tutti i giorni. Con lui, questo bambino isolato a causa del suo autismo, riesce a vivere e ad esplorare posti inaccessibili a tutti gli altri e in cui esistere senza avere paura del giudizio degli altri e dei loro sguardi incomprensibili.

In conclusione, per dirla con Buduo, “è molto strano essere un amico immaginario. Non puoi soffocare, non puoi ammalarti, non puoi cadere e romperti la testa e non puoi prendere la broncopolmonite. L’unica cosa che può ucciderti è quando una persona smette di credere in te”.

Rubrica a cura di Francesco e Grazia.