Home Primo Piano Non siamo i padroni del nostro tempo: cosa ci insegna il Covid-19

    Non siamo i padroni del nostro tempo: cosa ci insegna il Covid-19

    di Chiara Lavalle

    Viviamo un tempo nuovo, ci dicono. Che non conosciamo e non abbiamo scelto. Che ci costringe, in qualche modo, a vivere solo ed esclusivamente il presente.: hic et nunc, dicevano i latini. Ma è questa, forse, l’eredità che ci lascerà questo virus: non siamo noi a decidere il nostro tempo. Non lo eravamo neppure prima, anche se ci siamo illusi di poter essere ovunque in qualsiasi momento e di avere ogni potere decisionale sulle nostre vite. E lo ha detto bene il papa qualche settimana fa in una piazza San Pietro deserta, che sarà una delle immagini più ricorrenti nei libri di storia: Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

    Abbiamo proseguito, programmato, progettato, guardando sempre oltre ciò che avevamo in quel momento. E invece no: ora sappiamo bene che abbiamo soltanto il presente a nostra disposizione. Certo, poi, arriverà il futuro, e sarà il tempo delle domande, delle responsabilità, delle condanne. Oggi, invece, abbiamo solo il diritto di vivere il presente e il dovere di fare di tutto affinché tutti possiamo stare bene: stare lontani dagli altri, per assurdo, è il gesto di altruismo più grande che possiamo compiere.

    Eppure, anche se chiusi nelle nostre case, non siamo del tutto immuni a quei vizi che, da sempre, ci caratterizzano. Ancora, in parte, ci lasciamo affascinare, vittime del web e dei social, da chi si permette di lucrare politicamente, socialmente ed economicamente, su una tragedia che passerà alla storia. Dobbiamo capire, prima di tutto, che i protagonisti di questo periodo storico siamo proprio noi e, mai come in questo caso, abbiamo in mano la penna per scrivere il finale.

    Ecco perché dobbiamo usare intelligenza e coraggio: cerchiamo di allontanarci il più possibile da tutte quelle notizie virali che sono per lo più fake news. Affidiamoci agli esperti, all’informazione comprovata, a quelle competenze che per troppo tempo abbiamo degradato preferendo l’improvvisazione, consultiamo le fonti ufficiali, o, se riusciamo, leggiamo anche articoli scientifici: nel mio mestiere, per esempio, è l’unico modo che ho per smontare le pubblicità convincenti e chiarire ai pazienti quali siano davvero le cose utili per migliorare la loro salute. Usiamo la tecnologia per fare del bene: penso per esempio ai mezzi che abbiamo e che in questo momento ci tornano utili per fare compagnia a chi si sente abbandonato o per aiutare le donne vittime di violenza all’interno delle proprie case. Ci sono tante applicazioni, per fortuna, che possono facilitare la comunicazione e aiutare chi è in difficoltà. Evitiamo di assecondare chi, anche in questo caso, si permette di diffondere messaggi di odio e violenza da vero sciacallo: penso, per esempio, a chi ancora approfitta della debolezza altrui per invogliarci a questa guerra tra poveri, a chi, pur ricoprendo ruoli istituzionali, diffonde falsità che, in questo momento di disperazione collettiva, ancor di più si trasformano in rabbia e violenza e rischiano di provocare un vero e proprio effetto domino fino a una completa rottura sociale.

    Tutti noi stiamo vivendo un momento inedito in cui tutto è sospeso e, allo stesso tempo, amplificato: la mancanza delle persone a noi care, la lontananza da loro, le amicizie, la socializzazione. La solitudine, poi, talvolta ci fa riscoprire amanti dei nostri spazi, autosufficienti, o non bisognosi di attenzioni altrui. Ma tutto, seppure in forme diverse, tende ad accrescere in noi ansie, paure e stress: siamo più deboli e vulnerabili.

    Facciamo attenzione, quindi, a chi ci vuole convincere che questo virus sia il frutto di un assurdo complottismo di chissà quale forza oscura, a chi ci vuole per forza far vedere il marcio nella solidarietà, mettendo in atto campagne false e denigrando coloro i quali, invece, si stanno adoperando per il bene di tutti, come le ONG o i volontari, in silenzio e senza clamori.

    Saremo tutti dei reduci, racconteremo ciò che abbiamo vissuto, ognuno di noi dovrà pensare soluzioni creative e innovative, anche nel proprio piccolo, per far ripartire il Paese. Ma ognuno deve fare la propria parte anche ora, perché, mai come in questo caso, come dice Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo.”