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    La quarantena non è “democratica”

    di Chiara Lavalle

    Ognuno di noi, in questo lungo periodo di quarantena, ha potuto sperimentare cose nuove o dedicarsi ai propri hobby preferiti: c’è chi, come i bambini, ha potuto scoprire la bellezza di tornare a giocare in cortile o apprezzare il tempo dei giochi con i propri genitori. Abbiamo potuto, in queste settimane, sperimentare i nostri limiti, mettere alla prova la nostra autonomia fisica, intellettuale, emotiva, abbiamo potuto conoscere la nostra capacità di resistere, anche in solitudine. E forse ci siamo riscoperti forti e abbastanza autosufficienti. Ma abbiamo potuto notare anche tanti dettagli di cui, nella routine quotidiana, neppure ci accorgevamo. Insomma, tutti, probabilmente, usciremo da questa esperienza arricchiti.

    Non tutti allo stesso modo, però. Perché tante sono le disuguaglianze che si sono fatte più evidenti.

    Pensiamo ai poveri, ai senza tetto, a quelli che neppure prima riuscivano a mangiare, ma tra l’elemosina e la solidarietà, alla fine, racimolavano qualcosa. Pensiamo a tutti quei lavoratori in nero, spesso non per scelta propria, che si sono ritrovati da un giorno all’altro senza un soldo. O ai tanti immigrati, in Italia o in altri Paesi, che non essendo regolari non godono di diritti, salvaguardie, protezione, pur essendo, spesso, fondamentali. O pensiamo agli studenti italiani: in quanti stanno portando avanti l’anno scolastico attraverso la didattica a distanza senza problemi? E gli insegnanti? Alcuni, nei peggiori dei casi, non riuscendo a riconvertirsi avranno perso anche qualche alunno per strada. E quelle famiglie con più figli ma un unico dispositivo digitale, come fanno? Quale figlio rinuncia alle lezioni? Eppure, la scuola, mai come in questo periodo, li aiuterebbe a rimanere ancorati ad una realtà del tutto stravolta, darebbe loro la possibilità di identificarsi, pur avendo perso quasi del tutto i loro parametri di riferimento.

    Le differenze si notano anche nella sanità, poi. Tra ospedali meglio o peggio organizzati, tra chi può permettersi, come in America, un’assicurazione che copra le cure mediche e chi, invece, muore senza neppure poter chiamare un’ambulanza, nell’anonimato e nell’indifferenza, senza un nome, senza un funerale. Oppure le disuguaglianze si notano tra chi ha la fortuna di vivere in una casa abbastanza grande e chi, invece, è costretto a dividersi i metri di una stessa stanza.

    No, non siamo tutti uguali, purtroppo. Lo sapevamo già, ma la pandemia lo ha confermato in modo atroce: chi è fortunato, lo è anche in questa occasione. Mentre i politici litigano tra di loro aggiungendo scompiglio e caos e le regioni fanno a gara a chi riapre di più pur di sfidare il Governo, c’è gente che tra mille difficoltà continua a combattere su più fronti. E qui viene fuori un’altra diseguaglianza: tra chi ha avuto la fortuna di nascere in un Paese economicamente avanzato e chi, invece, suo malgrado, è nato in una regione sottosviluppata; o tra chi, ancora, si ritrova amministrato da persone capaci e chi, invece, ha riposto la propria fiducia in amministratori poco adatti a trovare soluzioni. E qui, verrebbe da augurarsi, l’istituzione di un nuovo diritto a fine quarantena: il diritto alla competenza. E non è ottimismo, utopia o illusione, ma necessità.

    Bisognerà riconvertire tutto, alla fine, se davvero si vuole trovare del buono in questa pandemia. Preoccuparci di più del nostro tempo, della nostra salute, dell’ambiente: mentre eravamo chiusi in casa, ci siamo accorti che pure la natura, senza di noi, ha avuto modo di rigenerarsi. E allora, bisogna cogliere questa occasione: chi sta meglio dovrà fare di più per chi sta peggio e le battaglie per un mondo più pulito, solidale e giusto, dovranno diventare le battaglie di tutti. Come dice Gino Strada, in questi anni si è preferito investire nelle armi, piuttosto che nei diritti delle persone. E allora è il momento di ripensare a una globalizzazione più bilanciata, che attenui i divari anziché accrescerli, di trovare maggiore equilibrio e di investire nei diritti fondamentali, come la salute, la scuola, la casa, il lavoro, affinché tutti possano vivere una vita dignitosa e nessuno rimanga indietro.