Home Primo Piano Coronavirus, saremo ancora solidali quando la paura sarà passata?

    Coronavirus, saremo ancora solidali quando la paura sarà passata?

    di Chiara Lavalle

    La sofferenza comune ci ha reso tutti più solidali. O forse è la paura che ci ha costretto ad aiutarci, dare una mano, stare vicini. Ma continuerà a essere così alla fine di questa emergenza? Ho i miei dubbi. Forse sono pessimista, ma ho l’impressione che quando riusciremo a riavere la nostra libertà e potremo ricominciare a scegliere, torneremo ad essere egoisti. E, anzi, le ripercussioni economiche tireranno fuori il peggio di noi. Siamo, noi italiani, poco inclini al rispetto delle regole e, spesso, pensiamo molto a come prevaricare sull’altro o come poter essere più furbi. Penso ai tanti che pure in questa situazione hanno il coraggio di polemizzare sulle decisioni prese (come se fossero degli esperti) o a tutti coloro che se ne fregano letteralmente delle restrizioni. A quelli che sottovalutano la situazione e non si rendono conto del reale pericolo, scherzano o deridono chi, al contrario, si preoccupa e consiglia di seguire le indicazioni. E quindi, come sempre, c’è chi si sacrifica anche per chi non lo fa. Chi paga un doppio prezzo perché tanti italiani negli anni hanno “dimenticato” di pagare le tasse per esempio, o per tutti quelli che, proprio ora, si sono riscoperti atleti o amanti della natura, per non pensare a quelli che utilizzano mascherine e guanti senza motivo, rubandoli a chi ne avrebbe davvero bisogno. Siamo da sempre degli incivili e non ci dobbiamo meravigliare se le norme adottate siano state così stringenti. Regole che valgono per tutti e nessuno può ritenersi esonerato: neppure chi rappresenta le istituzioni, i calciatori, o i famosi. Siamo tutti uguali per questo virus che non seleziona affatto i più poveri o i più brutti o i più vecchi: mai come in questo caso “uno vale uno”. Per questo, abbiamo tutti il dovere di fare la nostra parte: e se non vogliamo farlo per gli altri, facciamolo almeno per noi stessi.

    “Siamo in guerra”, dicono in molti per fotografare il momento storico che stiamo vivendo. Eppure le differenze sarebbero tante e l’unica analogia, forse, la privazione della libertà. Ma davvero siamo meno liberi, se ci chiedono di rimanere a casa, sul divano, davanti la tv? In fondo, dobbiamo solo essere pigri, riscoprire la lentezza, dedicarci a quello che ci piace di più e, magari, trascorrere del tempo con la nostra famiglia, ri-conoscere i nostri figli o i nostri genitori, fratelli, compagni. Ci siamo lamentati per anni di questa società che ci obbligava a correre, invece, ora ci sentiamo costretti a rallentare. Eppure, è un tempo che non avremo mai più. E, forse, vale la pena non sprecarlo. Io per esempio, in questi primi 10 giorni, ho già quasi del tutto azzerato le liste che avevo scritto per ricordarmi di tutte le cose da fare: libri da leggere, film da vedere, articoli salvati che non avevo avuto ancora il tempo di visionare, presa dalla routine quotidiana. Dobbiamo, forse, solo adattarci a queste nuove abitudini. E’ vero, questa situazione non è piacevole: a me, per esempio, andare a fare la spesa e vedere tutte quelle persone con guanti e mascherine che si allontanavano, mi ha lasciato addosso un senso di ansia, inquietudine, spaesamento. Perché non siamo affatto abituati a stare lontani dagli altri o da soli. E non è facile, per nessuno. Non si sa su ognuno di noi quali strascichi lascerà, come riusciremo ad approcciarci nuovamente al mondo, quanto sarà difficile tornare ad una normalità che comunque sarà diversa. Viviamo un tempo sospeso ed è tutto così incerto al momento, ma per tutti noi ci sarà sicuramente un “prima” e un “dopo”.

    Però, pensiamo per un attimo a tutti coloro che stanno combattendo davvero, alle persone che non possono stare a casa, che non possono sottrarsi ai propri doveri. Dobbiamo avere fiducia negli esperti e sperare che abbiano le capacità per far fronte all’emergenza. E, forse, questo tempo ci farà apprezzare nuovamente le competenze, la preparazione, la sobrietà che dovrebbe avere chi abbiamo delegato affinché prendesse le decisioni giuste.

    Per noi questo è solo il tempo del sacrificio, della pazienza, dell’attesa.

    E se tutte le regole ci confondono, ricordiamone solo una: #restiamoacasa.