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Tempo di mal d’aria in Ciociaria: i tempi belli (forse) verranno ma “mo so ca…”

Respiriamo aria malata da troppo tempo mentre la crisi dell’aria industriale aggravata anche dall’incendio dell’ex videocolor rende tutto molto più complicato, sotto tutti i punti di vista.

Non è difficile fare due conti su quello che ci aspetta nei prossimi anni vista la situazione di emergenza ambientale , occupazionale e sanitaria in cui versa l’intera area del frusinate.

Questi dati  sono a disposizione di tutti e sono sorretti da studi scientifici inequivocabili che piazzano, nostro malgrado , il capoluogo quale la  città più inquinata d’Italia.

Quelle maledette polveri sottili che avvolte nella nube sovrastano tutta l’area della valle del Sacco, da Colle ferro fino a Cassino,  avvelenando anche gli ignari abitanti di piccole località montuose dove non ci sono certo i problemi delle targhe alterne o dei centri storici intasati dal traffico.

I tecnici dell’Arpa hanno trovato la spiegazione in questo “movimento a pendolo” delle masse contaminate che la notte scendono verso il sud e di giorno risalgono verso la capitale fino a quando il vento non le spazza via attraverso le gole montuose a ridosso di Giuliano di Roma e Prosssedi.

Questa volta siamo messi male e le ricerche epidemiologiche ci avvisano che nel capoluogo sono raddoppiate le malattie asmatiche e triplicate quelle riguardanti le patologie dell’apparato respiratorio.

Ma nessuno può ritenersi incolume, perché si sono innalzati anche gli indici di mortalità  per le patologie cardiovascolari, tumorali, cerebrali e  metaboliche.

In questo scenario apocalittico  già codificato dagli organismi regionali che hanno inviato le direttive ai sindaci per limitare la liberazione in atmosfera di particelle inquinanti, bisogna ridisegnare un nuovo sviluppo dell’area industriale della nostra provincia già fortemente penalizzata dalla crisi economica e dalla disoccupazione record della popolazione giovanile.

Da una parte le esigenze dei disoccupati e dei lavoratori in mobilità e dall’altra la richiesta di Legambiente della moratoria sui nuovi presidi industriali nella valle del Sacco che  potranno essere operativi solo dopo aver portato a termine la bonifica del SIN.

E che fine farà il tanto decantato turismo ?  Chi promuoverà i prodotti tipici locali ?  Quali le prospettive di mercato dei frutti della terra e dei vigneti delle nostre colline ?      E i formaggi e le carni degli allevamenti e dei greggi  provenienti da pascoli ritenuti incontaminati ?

Negli anni passati la camorra ha fatto il proprio comodo buttando i rifiuti tossici e industriali dove capitava e dove conveniva ma la nascita a dismisura di insediamenti produttivi ha fatto il resto.

Di chi è stata la colpa ? chi  sono stati i responsabili ?  La gravità della situazione attuale ci impedisce di soffermarci sulle cicatrici, sui mandanti e  sui malanni della nostra provincia perché  oggi è cambiato tutto, non abbiamo più i nemici da scovare ma un ambiente da risanare per garantire  lo sviluppo e il benessere di tutti coloro che lo abitano.

Altro che strategie politiche o alleanze trasversali, altro che disquisizioni filosofiche o sondaggi elettorali, altro che cordate tra piccoli partiti o patti con il mondo imprenditoriale,  chiunque si proporrà di  governare la Regione o di sedere in Parlamento non potrà turarsi il naso o chiudere gli occhi  di fronte all’inquinamento della valle del sacco e allo stato di allerta sanitario della sua popolazione.

I tempi belli (forse) verranno ma “mo so cazzi” .