Home Politica Politica, Gnesi: “La rivoluzione della politica… che non c’è stata”

Politica, Gnesi: “La rivoluzione della politica… che non c’è stata”

di Arturo Gnesi, sindaco di Pastena

Esistono letture discordanti sulle ultime vicende politiche riguardanti sia le consultazioni amministrative che quelle che interessano il futuro dei popoli europei.

Sui risultati è chiaro che hanno inciso i fattori locali , la condizione  delle città, la credibilità e la forza degli uomini e donne che si proponevano di governarla, i bisogni sociali, le prospettive economiche, le speranze dei giovani, la rassegnazione e la rabbia dei ceti disagiati e non ultimo gli accordi tra le diverse forze politiche.
Ma la discussione non può limitarsi alla contrapposizione di giudizi personali o alla sfida continua tra le correnti e i big che le rappresentano perché non è in palio la leadership di un partito ma è in gioco il futuro della nostra terra, il suo progredire o il suo declino.
L’astensione crescente denota, senza alcun dubbio, la sfiducia della gente verso un prototipo di classe dirigente sempre più distante dalla quotidianità,  priva di risposte concrete e suo malgrado, incapace di leggere, interpretare e guidare il  moto continuo della società che scrive ogni giorno la sua storia e reclama speranze e certezze per il suo futuro.
Non possiamo, al di là dei nostri sacrosanti obblighi istituzionali, fare finta che quello che accade oltre i nostri confini non interessi la nostra gente, non possiamo illuderci che il nostro dovere morale e giuridico sia limitato all’ ordinaria amministrazione, dobbiamo al contrario portare dentro le mura dei nostri municipi le problematiche della globalizzazione che mettono in crisi modelli economici, culturali ed ideologici.
La politica deve colmare il vuoto che esiste tra i cittadini e lo Stato, deve ricucire gli strappi tra le istituzioni e le masse popolari, deve far superare la paura, le incertezze e i dubbi che riguardano il futuro dei nostri territori.
Un sindaco ha il compito di richiamare l’attenzione sulle realtà periferiche, isolate, discriminate, talvolta povere e svantaggiate, un sindaco deve farsi carico dei sogni e dei bisogni della gente per dare dignità e sostanza alla politica. Un sindaco deve  rivendicare per il suo  paese il miglioramento della qualità della vita essenziale per radicare nella società il cambiamento culturale e generazionale delle nuove  classi dirigenti.

Se non riportiamo al centro della politica la storia della provincia italiana, le sue lotte per l’ occupazione e per  l’emancipazione sociale, se non diamo ai giovani che vivono in questi territori la possibilità di rimanerci con orgoglio e passione, se non mettiamo le famiglie nella condizione di vivere senza rimpianti nella terra d’origine allora la politica sarà sempre un’occasione di privilegio per alcuni e  un ostacolo alla crescita, alla giustizia e alla democrazia per altri.

Per questi ragioni mi permetto di intervenire nel dibattito politico provinciale perché ho l’impressione che si  stia perdendo tempo, il nostro territorio arretra e i servizi languono e non si intravede alcuna via d’uscita.

Un sindaco è il volto dello Stato ed è la voce della gente e chi crede di risolvere tutto con un patto tra potenti, con la spartizione delle poltrone o riproducendo l’equazione un voto uguale ad un favore si sbaglia di grosso. Lavoro, sanità, scuola, sicurezza e partecipazione dei cittadini sono le basi di una lenta rivoluzione politica che non può dimenticare i principi della giustizia, della legalità e della solidarietà scritti con il sangue dei partigiani nella nostra costituzione.