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La sfida: trasformare la politica da container a trainer sociale

di Arturo Gnesi

Qualcosa non va, occorre trasformare la politica da container a trainer sociale….

Non va, qualcosa non va in questo nostro paese, inteso in senso lato e con l’orizzonte ben oltre i confini delimitati dalle cime dei monti.
Qualcosa non va e dinanzi ai problemi stentiamo a dare soluzioni  concrete ed immediate, ci rassegniamo all’idea che così dev’essere quasi fosse la condanna di un destino ragionevolmente avverso alla nostra natura.
Qualcosa non va oppure non è andato per il verso giusto nei decenni passati quando si è forzata la mano per industrializzare il nostro territorio e complice un assistenzialismo sbracato e permissivo si è creata una classe imprenditoriale  che ai primi venti della crisi ha mollato tutto ed è andata altrove.
Così non va, e lo sanno anche i tanti imprenditori onesti che hanno contrastato la miseria atavica e secolare della nostra gente. Così non va, e senza voler colpevolizzare nessuno, dinanzi ad un’area industriale spettrale, nonostante le tante riconversioni si rimane disorientati e frustrati perché in troppi hanno dovuto dire addio al salario  ritrovandosi con l’acqua alla gola e senza poter dare garanzie al futuro occupazionale dei giovani.
Abbiamo smantellato un sistema industriale dove alcuni hanno inquinato il territorio, altri hanno versato illegalmente sostanze tossiche nei fiumi e interrato prodotti pericolosi per la salute, abbiamo difeso l’ambiente e rivendicato giustamente il diritto dei cittadini a vivere in un paese sano e libero da miasmi nocivi però non siamo stati in grado di sostituire la vecchia fabbrica con processi produttivi alternativi e  duraturi e soprattutto non abbiamo prodotto un’idea condivisa e possibile di sviluppo integrato e compatibile del territorio.
Qualcosa non va e benché siamo tutti dalla parte di uno Stato che fa rispettare le regole e combatte l’illegalità, la corruzione e il lavoro nero, dobbiamo dimostrare nei fatti che una società del genere è possibile e che si può coniugare lavoro e sviluppo, solidarietà e giustizia, etica e politica.
Qualcosa non va e comunque siamo indietro, indietro nella progettazione, indietro nell’attuazione di politiche occupazionali giovanili, indietro rispetto alla lotta al sistema clientelare che soffoca e opprime il libero esercizio del potere politico e la rappresentanza popolare nelle istituzioni.
Qualcosa non va e l’idea divenuta il leit motiv che punta ad armonizzare le ricchezze artistiche, storiche, culturali e naturalistiche del territorio con una nuova strategia turistica che valorizzi anche le tradizioni eno gastronomiche e punta a riconvertire ed incentivare le attività agricole,  fa fatica a diventare una piattaforma credibile per lo sviluppo futuro delle nostre comunità.
Dopo la fuga dalle campagne e la lenta chiusura delle stalle oggi appare problematico convincere i nuovi contadini a rimanere sulla loro terra e a provare colture innovative o attività che siano competitive e in grado di produrre reddito e benessere.
Così non va e dobbiamo fare qualcosa di più, ma occorrono anche le idee e le energie delle nuove generazioni capaci di diventare imprenditori in uno scenario dove predomina una mentalità ancora troppo assistenzialistica, legata al passato e che rimane vittima delle esperienze fallimentari documentate dalla storia recente.
I comuni dovrebbero rappresentare le parti vitali di questo nuovo modo di creare investimenti e ricchezza sul territorio ma da soli non potranno fare nulla sia per la mancanza di risorse proprie e sia perché una errata applicazione della spending review  rallenta, impedisce oppure ostacola l’elaborazione di piani e progetti in grado di mettere a disposizione dei privati aree e strutture che potrebbero rappresentare il volano delle economie locali.
Qualcosa non va e bisogna tornare a ragionare insieme, forze politiche, imprenditori, sindacati, associazioni enti locali perché le nostre comunità hanno bisogno di lavoro, ospedali, scuole strade e servizi efficienti e nessuno può mettersi in disparte e tirare a campare.
La politica è chiusa all’interno di blocchi e tende a non perdere il potere acquisito, somiglia a tanti container dentro i quali c’è tutto e il contrario di tutto ma è logico auspicare che i container si trasformino in trainer. Per il bene di tutti e per lo sviluppo della nostra società.