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La proposta di Gnesi: una commissione antimafia provinciale

Essere un marziano in terra ciociara porta sfiga, come è successo a Roma con il sindaco Marino, ma se marziani fossero gli altri ?  E se a sbagliare fossero i criticoni, quelli che sanno sempre tutto ed hanno sempre la coscienza a posto?

La mafia in ciociaria appare un’esagerazione, uno spot propagandistico, una mancanza di rispetto per la popolazione locale, una balla, una assurda stupidaggine, un insulto alle istituzioni. Eppure ….

La mafia in ciociaria esiste, chiamiamola camorra oppure ‘ndrangheta, esistono organizzazioni criminali con target diversi, metodologie differenti riguardo al controllo del territorio e alle relazioni con il potere politico e finanziario.

Per non sapere né leggere e né scrivere chiamiamo mafia qualsiasi attività criminale che investe il denaro sporco sul nostro territorio e intimorisce, compra o zittisce la pubblica amministrazione, va oltre i controlli e i divieti delle leggi alleandosi con pezzi delle forze politiche ed economiche attive nelle istituzioni.

La società civile talvolta insospettita tenta di rompere il muro del silenzio e di scavalcare le barriere di protezione ma alla fine si arrende dinanzi alle dotte raccomandazioni di chi continua ad affermare che il nostro territorio è estraneo a certi fenomeni ed immune dalle infiltrazioni mafiose.

Siamo in una botte di ferro e possiamo dormire sonni tranquilli perché nelle nostre città non ci sono in circolazione tipi sospetti con la coppola e la lupara.

Minchia ancora si pensa alla mafia degli anni sessanta, minacce, lupara e tritolo mentre non si vuol capire che la nuova mafia controlla i mercati finanziari, investe in borsa, gestisce gli appalti pubblici, entra nelle stanze dei bottoni mettendosi a disposizione di quella parte della politica che usa il voto di scambio e il clientelismo per mantenere posizioni di comando e di governo.

La mafia non è un’esclusiva delle zone povere e degradate e non è nemmeno un’associazione filantropica schiava di riti arcaici e di credenze popolari, essa vive dove ci sono i soldi o dove questi dovrebbero arrivare per sostenere lo sviluppo economico e sociale del territorio.

La mafia è forte dove la politica è debole e dove le è consentito vivere in tranquillità senza clamore, senza scossoni e senza che  nessuno le dia fastidio.

La mafia non vive sotto i riflettori e non ama le prime pagine dei giornali, preferisce la penombra, il silenzio, i patti tra gentiluomini e il rispetto delle regole. Quelle loro, s’intende.

Proporre una commissione antimafia provinciale ai più può sembrare  illogico e irrazionale ma senza illustrare, a supporto delle proprie tesi, la contiguità con la terra dei veleni, il soggiorno obbligato dei boss lungo le coste del sud –pontino e la palude di “mafia capitale” è sufficiente prendere a monito le ultime analisi fatte in apertura dell’anno giudiziario.

Inoltre noi viviamo all’ombra della capitale, ne subiamo il fascino e ne scontiamo il peso e appare sempre più evidente la meridionalizzazione della nostra provincia in termini di ricchezza pro-capite, di qualità dei servizi, di percentuali di disoccupazione giovanile e forse anche in termini di rassegnazione culturale ai fenomeni malavitosi.

È pertanto un gesto di coraggio e di responsabilità proporre con il gruppo di “Possibile” l’istituzione di una commissione antimafia provinciale  nella convinzione che il rilancio del nostro territorio passi anche attraverso la lotta alle intimidazioni e alle infiltrazioni mafiose.

Una politica che non deve limitarsi ad essere la spina nel fianco di qualche partito ma a trasformarsi in spina dorsale per l’intera società civile che vive accanto e in mezzo a noi.