Home Politica La politica degli insulti è la vera vincitrice del Referendum Costituzionale

La politica degli insulti è la vera vincitrice del Referendum Costituzionale

di Chiara Lavalle

Sono passati due mesi, ormai, dal Referendum Costituzionale, eppure sembra che la campagna elettorale non sia mai finita. La vittoria netta del fronte del NO ha sancito la fine del Governo in carica, le dimissioni di Renzi, la formazione di un nuovo esecutivo uguale ed identico a quello precedente: praticamente la storia è andata avanti, ma come se nulla fosse accaduto. A distanza di settimane, però, nessuna analisi è venuta fuori da chi, per primo, aveva dato al voto un’importanza politica. Renzi ha affermato di aver capito i suoi errori, eppure, dalle sue ultime comparse in tv o suoi giornali, sembra che nemmeno questa sconfitta lo abbia spinto ad una seria riflessione sugli errori commessi. Neppure per un attimo, infatti, i protagonisti della sconfitta si sono messi in discussione e hanno provato a ragionare sul perché, davvero, gli italiani avessero scelto il NO, anziché il Sì. Si è perso tempo, piuttosto, a rivendicare la proprietà delle percentuali: il 40% è tutto del PD, il fronte del NO, pur avendo vinto con una netta maggioranza, dovrà dividersi la torta – si sono impegnati a sottolineare nel PD. Nessuno, per esempio, tra gli addetti ai lavori, ha notato che la maggior parte dei NO è scaturita dai giovani under 35, quelli cioè che, almeno per età e storia, erano più vicini ai ministri che facevano parte del governo Renzi. Nonostante ciò, sono stati proprio i giovani a tradire le attese, forse perché i meno considerati dal governo più giovane della storia, che, sulla carta, si presentava più vicino alle problematiche giovanili e più sensibile alla mancanza di prospettive, futuro, speranze.

Passato il referendum, però, hanno tutti ricominciato a parlare di “elezioni subito”, anche se una legge elettorale non c’è e ogni partito spinge per averne una che favorisca se stesso e non la stabilità di un nuovo parlamento: in Italia, ormai, i politici sono impegnati in una campagna elettorale perenne. E quindi, se fino a qualche mese fa l’Italicum era considerata la legge che ci avrebbe invidiato tutta Europa, ora, in mancanza di altro, si può tornare tranquillamente al Mattarellum – che andava rottamato, ma ora è necessario – purché si vada ad elezioni al più presto. Senza pensare che la decisione di sciogliere le camere spetterebbe al Presidente della Repubblica, e non al leader più ambizioso del momento. A condire il tutto, esponenti politici di scarso spessore culturale, con poche conoscenze della materia di cui si occupano o che, addirittura, usano il proprio “potere” per regolare i conti – nei comuni, nelle province, fino ad arrivare al parlamento -, o che perdono tempo a denigrare il proprio avversario, ad insultarlo. Emulati a ruota da tutti i tifosi dei vari partiti, all’occorrenza esperti di politica, che si rendono ridicoli e patetici mentre ridono o si prendono beffa dei condannati altrui: solo negli ultimi giorni, quelli del PD hanno sfruttato ogni scivolone della Raggi per distogliere l’attenzione pubblica un po’ dalle continue lotte intestine che lo caratterizzano dalla nascita, e un po’ per nascondere o far dimenticare il fatto che pure al proprio interno non sono tutti santi – basti pensare alla vicenda Sala o ai processi di De Luca in Campania.

Possibile mai che per sentirsi migliori bisogna aspettare il passo falso dell’altro? E non sembra assurdo, che i simpatizzanti di un partito, anziché mettere in discussione i “propri” perdano tempo a sottolineare i peccati altrui? Quasi a voler dire che se lo fanno gli altri, allora non è poi così grave. Come se apprendere che i disonesti e i delinquenti ci sono anche negli altri partiti, rendesse le proprie coscienze un po’ più pulite. Fa quasi ridere vedere che molti che si interessano di politica lo facciano solo quando si sentono forti, quando cioè possono attaccare il proprio avversario e non quando sono chiamati a dare spiegazioni o a difendersi: in questi casi spariscono dalla circolazione, letteralmente. Eppure se si volesse davvero fare politica e occuparsi del bene comune, prima di tutto bisognerebbe condannare e arginare chi, all’interno del proprio schieramento, commette dei reati o utilizza il partito per favorire amici, parenti o interessi personali.

Invece no, in quest’epoca la politica è caratterizzata da uomini considerati forti perché in grado di “annientare” i propri avversari sul piano dialettico e verbale, in una continua gara a chi la spara più grossa. E i tifosi, i simpatizzanti che ad ogni insulto osannano i propri paladini, quelli talmente convinti del verbo diffuso dal proprio capo che sembrano addirittura essere appena usciti da una setta, non perdono occasione per riproporre o riprodurre tutto l’odio e i progetti distruttivi che ogni partito o movimento, in mancanza di proposte costruttive e durature, diffonde.

E così, se da una parte ci sono i vecchi leader nostalgici di un passato glorioso e di una storia già vissuta, dall’altra si affaccia il nuovo che avanza: in alcuni casi è un misto di inesperienza e dei peggiori vizi del passato, in altri si presenta come onesto, rivoluzionario e risolutivo, salvo poi scoprirsi non immune alla corruzione e ai conflitti di interessi. In entrambi i casi, però, il nuovo pecca di prepotenza, arroganza, superbia, facendo perdere alla Politica, giorno dopo giorno, quel poco di dignità e rispetto che le rimanevano.

Bisognerebbe, invece, ritrovare un po’ di sobrietà e sostituire tutti i “simpatizzanti” con i “militanti” che, una volta, costituivano un partito e si riunivano per discutere, ragionare, confrontarsi sui problemi e le soluzioni da attuare. Perché si inizia dando retta a slogan facili e sciocchi, o condividendo a raffica chi per deridere i propri avversari twitta un #ciaone, si smette di pretendere che chi viene eletto sappia quantomeno fare un discorso di senso compiuto o parta da una buona base di conoscenze – pretendere che chi ci rappresenta nel mondo sappia almeno coniugare un congiuntivo o conosca la storia, dovrebbe essere il minimo indispensabile – e un attimo dopo ci si ritrova indietro di decenni, spazzando via anni ed anni di conquiste, diritti, progresso.

Dove ci porterà questo clima di insulti, violenza, ignoranza, odio, che raccoglie sempre più seguaci? Basta allungare lo sguardo oltreoceano per saperne di più.