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“Il Papa è rimasto il solo a parlare di onestà”: Gnesi su ciò che resta di queste elezioni

di Arturo Gnesi, sindaco di Pastena

È  finita la campagna elettorale, che rappresenta sempre ed ovunque un momento di confronto per le forze politiche, o di quello che rimane delle gloriose scuole di pensiero e di militanza del secolo scorso, e che offre a  tutti i cittadini l’occasione per valutare il lavoro svolto per la propria città e di giudicare il progetto di crescita per gli anni futuri.

Dappertutto si è parlato dei servizi carenti o inadatti alla comunità, dei problemi della sanità, della sicurezza delle famiglie, dei bisogni degli anziani, dei sogni infranti dei giovani, del lavoro che non c’è, dei disagi delle famiglie, della precarietà occupazionale, delle strade dissestate, dei conti in rosso degli Enti Locali, dei diritti calpestati, delle nuove dipendenze giovanili, della scuola e dei trasporti, ma non entra mai in scena il discorso della corruzione devastante e della pericolosità delle infiltrazioni mafiose.

Nemmeno durante la mia campagna elettorale ho potuto approfondire  questi temi,parlarne come di un fenomeno reale , ubiquitario pronto a colpire e a dettare le regole del gioco.

La gente appare infastidita, in televisione non fa aumentare lo share di ascolto, per non dire l’asprezza e il disgusto con il quale alcuni sommi politici rigettano un qualsivoglia ragionamento sugli effetti deleteri che simili fenomeni esercitano sull’economia e sull’etica pubblica.

Le piazze si sono  riempite di persone che hanno applaudito  e incitato ad andare avanti, sottolineando con un boato il consenso alle idee o alle battaglie civili portate avanti con intransigenza, onestà e determinazione. Nelle stesse piazze sarebbe calato il silenzio se fosse stato fatto un solo accenno alla lotta alla mafia  e alla corruzione che circonda e infiltra i palazzi del potere.

È rimasta solo la voce  di  papa Francesco  che alcuni giorni ha puntato il dito contro  la corruzione che   è  il  “martirio dell’onestà in questo mondo che si può chiamare paradiso delle tangenti e dove  manca il coraggio di buttare in faccia i soldi sporchi”.

Manca, a noi amministratori, anche il coraggio di guardare in faccia alla realtà mentre ci illudiamo che queste cose riguardano altri territori, altri contesti sociali e altre esperienze politiche.

Occorre invece  testimoniare la tensione ideale e  la fisicità di una politica che deve andare oltre i calcoli dei voti e le convenienze delle alleanze  trasversali.

La politica è speranza e quotidianità,  è sogno e lavoro , è passione civile e pragmatismo, è vittoria e sconfitta ma mai deve essere un abbraccio mortale con il mondo affaristico  dei mafiosi e dei corrotti.

Sono queste le fondamenta da cui rigenerare una classe politica capace di governare il futuro delle nostre città.