Home Pastena “Frosinone: la provincia dei sogni e dei bisogni”

“Frosinone: la provincia dei sogni e dei bisogni”

di Arturo Gnesi

 Mentre si ravviva il clima elettorale per il rinnovo del consiglio della Provincia che una proposta di riforma istituzionale vorrebbe abrogare o modificare sia nelle competenze che nell’ estensione geografica, appaiono sui giornali dati statistici preoccupanti ed allarmanti.

Si descrive un  paese in ginocchio per l’aumento vertiginoso dei poveri e per l’incremento del disagio sociale che riguarda un numero sempre maggiore delle nostre famiglie.

Pensionati alla fame costretti ad una vita di stenti per rincorrere le tasse da pagare o per dare una mano ai giovani familiari sempre più distanti dal lavoro e più isolati da un futuro che dovrebbe offrire speranze e certezze.

Siamo una provincia dalle mille risorse, culla di artisti, intellettuali e capitani d’industria eppure incapace di crescere, demotivata, sfiduciata e che neppure tenta di spiccare il volo.

Una politica assistenziale  ha dilaniato non solo il territorio ma ha soprattutto contagiato il modo di pensare e di vivere di intere comunità che hanno troppo spesso rinunciato a difendere la propria dignità e  a tutelare gli interessi del territorio per abbandonarsi a conquiste solitarie e personali che hanno generato un sistema debole e malato.

Le graduatorie nazionali ci vedono agli ultimi posti in tema di inquinamento e qualità della vita, una disoccupazione dilagante e con i piccoli centri che risultano sempre più abbandonati a se stessi e con un trend della natalità sempre più negativo.

Aumentano  purtroppo gli investimenti delle organizzazioni mafiose che  trovano un terreno fertile per ripulire i proventi delle attività illecite e bruciano le aziende sane e le imprese oneste che non possono competere con un mercato truccato dal lavoro nero e dai capitali illegali.
E la politica dove si colloca?

i partiti si alleano per contare le forze in campo,preparano l’assalto alla ‘Provincia ‘ pensano già ai futuri schieramenti e a suddividere il territorio in un ipotetico scacchiere dove collocare i giovani rampanti e gli inossidabili garanti di un sistema che non riesce a cambiare cultura di governo e rapporti con la gente.

Battaglie interminabili con Acea, guerra aperta con l’asl, un nuovo fronte si sta aprendo con il gestore del gas e intanto il territorio agonizza perché non abbiamo le risorse per risanare gli errori del passato e le idee per immaginare una nuova frontiera per il futuro.

La politica è schiava dei suoi leader e sotto ricatto di  un pezzo importante della cosiddetta classe media che chiede solo per sé, vuole assunzioni e carriere garantite in cambio del voto.

Questa terra ha poche speranze se la politica rinuncia a guidare il cambiamento e si adegua all’orizzonte grigio e d anonimo del presente, questa terra non avrà futuro se l’ unico modello di sviluppo è rappresentato dai centri commerciali e dallo sfarzo delle luci natalizie.

Abbiamo conosciuto il progresso tecnologico e lo sviluppo quando abbiamo portato le scuole, gli ospedali, le strade e la luce nelle campagne, ora stiamo cercando di percorrere un cammino inverso portando dapprima i servizi lontano dai piccoli centri e poi obbligando la gente ad abbandonare la terra e le case dei loro genitori.

Qualcosa non funziona soprattutto se il cittadino perde la fiducia nello Stato e lo Stato anziché colmare questo gap si rinchiude nei suoi riti bizantini cercando di sopravvivere senza il dialogo e sul consenso popolare.

La classe politica della Ciociaria può essere di esempio, se a partire dalle tante disgrazie che affliggono il nostro territorio, torna a pensare in grande e ad agire in piccolo.

Un territorio sempre più alla deriva e allo sbando deve essere la cartina tornasole dei suoi amministratori e se i risultati sono deludenti occorre porsi qualche domanda e fare qualcosa in più. Soprattutto non bisogna rimanere attaccati alle poltrone.