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    L’Italia e la vita raccontate da Veltroni

    Non avevo mai letto nulla, finora, di Walter Veltroni. I più lo conoscono per la sua carriera politica, ma oggi è facile riconoscerlo anche nelle vesti di scrittore e regista. Abbandonata la cosiddetta politica attiva – anche se come lui stesso dice, “la politica non si abbandona mai del tutto, soprattutto se è una passione spontanea e ci si crede davvero, piuttosto si coltiva attraverso altre forme”- è tornato ad occuparsi direttamente di Cultura. Nei romanzi letti, però, non manca l’ideale che ha seguito per tutta la vita: c’è il richiamo al PCI, alle sezioni del partito, alla storia di un’Italia che, nel frattempo, è cambiata molto. Entrambi i libri sono dei veri e propri viaggi attraverso decenni della storia italiana, le sue trasformazioni, i suoi vizi, i progressi. La sua scrittura è sempre scorrevole, leggera, semplice, adatta a tutti. Ma anche delicata: a tratti filtrano emozioni e sentimenti, in cui ci si può rivedere in modo onesto e vero. Pagine asciutte che scorrono veloci e in modo molto piacevole.

    “Ciao” e “Quando”, pubblicati rispettivamente nel 2015 e nel 2017, sono solo due dei tanti romanzi scritti finora.

    Il primo è del tutto autobiografico e narra l’appuntamento tanto atteso tra un padre e un figlio che si vedono per la prima volta: Walter Veltroni, infatti, ha perso il padre Vittorio quando aveva pochi anni e con lui e di lui ha pochissimi ricordi. Ma ha potuto ricostruire la sua storia, attraverso i racconti dei tanti amici e colleghi: il padre, infatti, anche se morto giovanissimo, era diventato un noto radiocronista della Rai negli anni del secondo dopoguerra. Il loro incontro è raccontato in maniera così verosimile, da sembrare, nelle prime pagine, addirittura reale. Poi, però, si scopre che è tutto frutto della fantasia, seppur arricchito di fatti realmente accaduti. I due, entrambi adulti, si raccontano, come mai avevano fatto, scoprendo di essere sempre stati l’uno affianco all’altro. E in una giornata si conoscono, si confrontano, si riscoprono, ma senza rancori o rabbia per la vita che è stata crudele e beffarda: sono lì per dirsi cosa hanno fatto, non quello che avrebbero potuto. Sono passati tanti anni e tante cose sono successe, la storia è andata avanti, la città è cambiata, tante altre persone sono morte nel frattempo, anche Ivanka, rimasta vedova troppo giovane, ma che non ha sposato nessun altro e da sola, rimboccandosi le maniche, è riuscita a crescere i propri figli. E Vittorio, attraverso le parole di Walter, si mostra ancora innamorato, e quasi si sente in colpa per la sofferenza inflitta alla sua famiglia per essersene andato così presto. Insomma, questi due uomini, alla fine di questa giornata trascorsa insieme si scoprono simili, si somigliano, si sentono affini, perché anche se non hanno potuto condividere dal vivo i momenti o camminare mano nella mano, resta il dna e l’uno ha gli occhi dell’altro, e viceversa.

    Il secondo libro, invece, narra di un uomo che si risveglia dopo 33 anni di coma: ha avuto un incidente durante i funerali di Berlinguer nel 1984, e nel 2017 si ritrova in un altro mondo. La sua vita di prima non esiste più: il padre è morto, la mamma è senza memoria in una casa di riposo, la ragazza che amava nel frattempo si è costruita un’altra vita. Lui si ritrova solo, seppur accudito da una “suora compagna” e da una psicologa, Daniela, che si prenderanno cura di lui e lo accompagneranno nel mondo di oggi. Un viaggio nella storia, mentre lui si accorge che è tutto diverso: gli smartphone, internet, l’obbligo del casco sullo scooter, il partito (ovviamente il PCI) che non esiste più, il nuovo capitano della sua Roma, etc etc. E poi la rinascita: la tristezza per i fatti accaduti e per non aver potuto crescere quella figlia che non sapeva di avere, la delusione per i “compagni” che non si riuniscono più, ormai disillusi, i sentimenti, l’amore, l’attrazione, anche se in modi diversi, per le donne che lo circondano. Ma, alla fine, Giovanni è vivo. Deve imparare a vivere di nuovo, come un neonato già adulto. Ma ha la sua seconda possibilità.

    di Chiara Lavalle