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    Avvertimenti al presidente dell’associazione Caponnetto

    di Arturo Gnesi

    Avvertimenti inquietanti al presidente Elvio di Cesare dell’associazione Antonino Caponnetto

    Troppo astuta per definirla una bravata e forse troppo poco per considerarla un’intimidazione mafiosa, ma di sicuro il taglio dei cavi elettrici dell’abitazione del presidente dell’associazione “Antonino Caponnetto” rappresenta un segnale inquietante lanciato dai clan presenti nel sud pontino.

    L’associazione Caponnetto non si è mai tirata indietro e non ha mai alzato la bandiera bianca dinanzi alle torbide vicende che in questi anni hanno interessato la costa laziale e che, come documentato anche dalle inchieste giornalistiche e dalle indagini della Procura di Cassino, interessano da anni la provincia di Frosinone.

    Una presenza silenziosa che si avvale di enormi capitali che vengono investiti, nell’edilizia, nel commercio, nella ristorazione e nella compravendita delle auto. Un’avanzata lenta, graduale e continua favorita dalla forte crisi industriale e delle piccole imprese che perdono terreno dinanzi alle risorse economiche illegali e alle norme sovvertite della concorrenza e dell’aggiudicazione degli appalti e dei servizi.

    La mafia c’è ma non si vede, ma a differenza dei giochi di prestigio cambia notevolmente la società, condiziona la politica e le strategie finanziarie che dovrebbero portare occupazione, sviluppo e benessere nei nostri territori.

    Elvio di Cesare è tranquillo, sa che ogni volta che varca la soglia di un tribunale per testimoniare a favore della giustizia e dei diritti calpestati c’è qualcuno che si segna il suo nome e giura di fargliela pagare, ma va avanti lo stesso sapendo che in questo periodo bisogna rafforzare la cultura della legalità e della giustizia.

    La sua battaglia è spesso silenziosa e solitaria, come i convegni organizzati dall’associazione Caponnetto che pur vedendo la partecipazione di magistrati, poliziotti e giornalisti che ogni giorno sono in trincea per difendere lo Stato e i diritti dei cittadini, vengono snobbati dai politici, e spesso sottovalutati e declassati da chi si crede importante solo per il fatto di avere un seggio in Regione o un posto al Parlamento.

    E’ una malattia diffusa, una consuetudine di tutto l’establishment nazionale in quanto fanno finta di nulla non solo nel Lazio ma anche in Campania, in Molise e in Sicilia dove l’associazione è andata per tutelare i testimoni di giustizia e invitare i cittadini e l’intellighenzia locale a farsi portavoce delle istanze di libertà, di giustizia e di democrazia difese da giudici onesti e dai rappresentanti delle forze dell’ordine che mantengono sempre la schiena dritta.

    Il Lazio è un territorio che ha offerto grosse  opportunità di espansione e di consolidamento alle organizzazioni criminali, mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita, il sud pontino e il sud della ciociaria sono luoghi che non hanno offerto una particolare resistenza agli investimenti dei clan e pertanto ci sono molte “lavatrici” così definite dagli investigatori, che ripuliscono ingenti somme di denaro provenienti dalla droga, dalle estorsioni, dal traffico dei rifiuti, dal controllo del gioco d’azzardo e dall’usura.

    Il presidente dell’associazione Caponnetto rimane fedele alla sua battaglia, nonostante le intimidazioni e l’isolamento politico e sociale che talvolta subisce perché le sue denunce turbano il quieto vivere, i rapporti trasversali del mondo degli affari con quello della politica e intralciano il lavoro dei tanti mediatori al servizio di questo sistema che quando affiora mostra tutta la sua maleodorante e melmosa collusione con la pubblica amministrazione.

    La mentalità comune tende ad assolvere i mestieranti della politica che muovono capitali e producono investimenti sul territorio, ma una società che per crescere fa affidamento ai corrotti e ai mafiosi è destinata a non lasciare traccia di sé. Esprimo vicinanza e solidarietà al presidente Elvio di Cesare.