Home News Arturo Gnesi: Tangentopoli e la società civile che non si indigna più

    Arturo Gnesi: Tangentopoli e la società civile che non si indigna più

    di Arturo GNESI

    Solo per qualche giorno sono apparsi sui giornali i titoli dell’inchiesta condotta nel casertano dove per i soliti intrallazzi tra affari pubblici e interessi privati sono finiti dietro le sbarre promettenti personaggi politici sia di centro destra che di centro sinistra evidenziando il fatto che soldi e potere fanno gola a tutti.
    Carceri frequentate sempre più spesso da sindaci e assessori, inchieste che coinvolgono imprese, tecnici e dipendenti pubblici ma va di moda il silenzio.
    Lo scalpore che suscitò “mani pulite” è un lontano ricordo come pure l’indignazione della società civile e anche il sogno di una stagione politica affrancata dai vizi e dalle ingiustizie di tangentopoli.
    All’epoca del pool milanese erano forti e radicati i partiti e con la scusa del loro finanziamento giravano valige piene di soldi e mazzette infilate ovunque non escluse mutande e reggiseni. “Il convento è povero ma i frati sono ricchi” disse sconsolato Rino Formica immaginando che l’abitudine alla tangente non era né un’eccezione alla regola e né un martirio ideologico ma un consolidato sistema per vivere tra ozi e privilegi.
    Anche nelle miserabili storie odierne vale la stessa filosofia, favori e interessi personali in cambio di appalti, di concessioni, di servizi o di incarichi
    Nella più totale indifferenza dei partiti queste storie non entrano a far parte della discussioni politiche, troppo imbarazzanti e sconvenienti in un momento in cui il distacco dell’opinione pubblica dalle vicende politiche è molto alto come pure la quota di coloro che sì astengono dal voto.
    La lotta alla corruzione e alla mafia che segnò l’inizio di una nuova fase politica della nostra repubblica,  fu possibile grazie ad una sensibilità e ad una coscienza civile che oggi purtroppo sono assenti come pure manca la voglia del riscatto morale,  del recupero di una memoria storica e del legame di appartenenza ad un  patrimonio ideologico.
    Attualmente la finta prudenza che maschera paura, opportunismo e appiattimento culturale impedisce di parlare della questione morale e di farne  un vero atto di riforma politica e non un puro ed illusorio decalogo per gli iscritti.
    Sono anni che in ogni parte d’Italia si scoperchiano pentoloni nauseabondi pieni di storie di malgoverno e di malaffare che hanno mostrato uomini potenti e temuti essere fautori di inganni e  di ruberie di ogni genere.
     Storie di uomini di diverso orientamento politico ma spesso soci in affari, storie di miserie umane che sono un oltraggio per lo Stato che invece  dovrebbero rappresentare e per coloro che hanno avuto la propria esistenza segnata dalla malattia e da un destino ostile.
    Possibile che bisogna rassegnarsi a questo sistema in parte corrotto e colluso ?
    Possibile che l’indifferenza è la sfiducia abbiano sostituito l’indignazione e il desiderio di una politica bella, onesta e al servizio della gente?
    Chi deve fare il primo passo, i cittadini, gli amministratori locali, le associazioni, i sindacati o i partiti?
    Sperare che la politica possa essere ripulita dai giudici è un’utopia perché arrivano dopo che i misfatti sono stati compiuti mentre noi abbiamo il dovere di impedire che questi fatti accadano.
    Il cammino è lungo e le cose da fare sono tante ma per il momento ribadiamo ovunque che chi fa politica non deve rubare. Una regola semplice, un comandamento antico, ma sempre meglio di niente.