Home Libri Un libro per pensare: nascere con un’anima ciliegia

Un libro per pensare: nascere con un’anima ciliegia

di Chiara Lavalle

«Paganina aveva un’anima ciliegia. Le succedeva così. Non appena cominciava a desiderare qualcosa con tutta se stessa, subito le spuntava accanto un altro desiderio, solo in apparenza diverso, e invece legato strettamente al primo. Come due ciliegie, insomma, di quelle che nascono accoppiate e poi le bambine si mettono a cavallo delle orecchie»

E’ questo l’incipit dell’ultimo lavoro di Lia Levi, pubblicato nel 2019: un romanzo piacevole e dalla scrittura leggera, fresca e scorrevole che si divora, pagina dopo pagina, in meno di una giornata.

Paganina, che il padre voleva chiamare “Ateina” per manifestare il suo profondo ateismo, cresce con un carattere forte e indipendente, grazie proprio al padre che la educa con spirito rivoluzionario e ribelle. E, inoltre, sviluppa una spiccata inclinazione per gli eroi e l’eroismo. E’ per questo che quando incontra per la prima volta Guglielmo, partigiano che da solo aveva fatto saltare un camion di tedeschi, lo riconosce: è il suo eroe e se ne innamora.

Un amore che accompagna tutto il romanzo e che presto sfocia nel matrimonio e tre figli, e attraversa le tappe più importanti della storia d’Italia: il dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo, l’istituzione del divorzio, le rivolte studentesche. Il tutto condito da un’altra grande passione di famiglia: la Politica. Il Partito – il PCI – diventerà la loro bandiera. Infatti Spartaco, il fratello maggiore di Paganina, verrà eletto deputato e poi senatore, e sarà un importante funzionario del PCI.

Ma Paganina avrà dentro di sé sempre la sua anima ciliegia che le suscita un desiderio dietro l’altro. Ama Guglielmo, ma a un certo punto scopre che ama anche la sua libertà. Per questo, quando i figli iniziano a crescere e il marito è spesso fuori per lavoro – conosce due lingue ed è diventato un importate avvocato – Paganina decide di ricavarsi del tempo per sé: ogni mattina si concede una passeggiata in solitudine quando la città è ancora semi deserta, e poi si dedica alle sue passioni artistiche, frequenta un corso di teatro, ricomincia a dipingere come faceva da ragazza. Ha bisogno di coltivare la sua indipendenza anche se da tempo, ormai, ha perso il suo spirito rivoluzionario.

Il loro amore si intreccia anche con le storie dell’intera famiglia: sei fratelli che a loro volta crescono, si sposano, emigrano. E man mano, Paganina li riscopre, uno ad uno. Come quando, solo dopo la morte del padre, entra davvero in confidenza con Sole, la sorella più piccola. E si raccontano come mai avevano fatto prima, scoprendo cose inaspettate l’una dell’altra. Così come scopre la mamma, donna risoluta e mite che, però, con un lavoro silenzioso e certosino, era riuscita a convincere il marito a battezzare tutti i figli. Capisce che è la madre, come tutte le madri spesso, a determinare il destino dei propri figli. Una vita, quella di Paganina, che non sarà priva di lati oscuri, tradimenti, svolte a vuoto come quando Lucio, il suo secondo figlio, ombroso e bastian contrario di natura, si avvicinerà a chi pensa di cambiare il paese con le armi.

A un certo punto, però, il matrimonio con Guglielmo ha una battuta d’arresto: Paganina scopre che suo marito la sta tradendo, ma è ostinata a riportarlo a casa, nonostante tutto. Da quel giorno il suo amore diventerà affetto e Paganina perderà per sempre il suo eroe, il motivo stesso della sua esistenza, la sua linfa vitale: il motore che finora aveva mosso tutta la sua vita. Lo dice al meglio la scrittrice nelle ultime pagine, riassumendo tutto il senso del romanzo, Paganina “aveva smesso di amare Guglielmo. Ma non era affatto perché lui l’aveva tradita preferendole un’altra. Era il contrario: non amava più Guglielmo perché era stato sconfitto quando aveva chinato il capo ed era docilmente ritornato a casa. Paganina non poteva amare uno sconfitto e non contava niente che fosse stata lei a sconfiggerlo. Paganina aveva perso il suo eroe. Il suo assoluto. E senza assoluto le rimaneva difficile vivere.”