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La guerra dimenticata che violentò l’Alta Terra di Lavoro. Alessandro Parente presenta “Quello che la Storia non racconta”

ALESSANDRO PARENTE E L’ORCHESTRA DI ORGANETTI IL GIARDINO DELLA PIETRA FIORITA

QUESTA SERA ALLE 21 PRESSO IL CENTRO DI CULTURA POPOLARE DEL TUFELLO – ROMA

PRESENTANO  IL FILM CONCERTO “QUELLO CHE LA STORIA NON RACCONTA”.

Dopo circa due anni di ricerca e documentazione, va in scena in anteprima assoluta il film concerto, curato da Alessandro Parente per il suo ensemble di organetti ‘Il Giardino della Pietra Fiorita’, che propone uno spaccato della microstoria, della storia cioè fatta dalla povera gente, inserito nel contesto della seconda guerra mondiale, nell’Alta Terra di Lavoro.
Questa ‘piccola storia’, ambientata a Vallaurea piccola, nel comune di Coreno Ausonio, non appartiene solamente ad un popolo, ma si ripete uguale in ogni luogo martoriato dalla guerra e in ogni tempo.
Coreno Ausonio custodisce le radici di Alessandro Parente.
I fatti raccontati racchiudono testimonianze e ‘cunti’ realmente accaduti di piccole grandi tragedie personali, causate dal passaggio della guerra sulla linea Gustav, che ha devastato case e terre di intere famiglie tra l’Adriatico e il Tirreno. Sulla terra di Coreno, il monte Maio, che si venne a trovare nel punto fondamentale della linea di fortificazione tedesca ‘Gustav’, militarmente strategico tra le antiche vie Casilina e Herculanea per raggiungere al più presto Roma, diventò il fulcro, molto prima della distruzione dell’abbazia di Montecassino, dello scontro con l’esercito alleato. Qui, a Vallaurea piccola, si registrò una delle battaglie più sanguinose della seconda guerra mondiale, del tutto ignorata dalla Storia.
“Quello che la Storia non racconta” è composto dell’alternanza di musica, canto, poesia, coreografia. Il video in particolare è arricchito da immagini storiche, testimonianze autentiche di chi ha visto e ha subito la guerra, oltre a quelle di Moni Ovadia e Giovanna Marini, registrate sui luoghi della memoria
L’organetto, che ha ‘cantato’ e accompagnato la vita di quelle terre prima, durante e, faticosamente anche dopo, la seconda guerra mondiale, diventa in questo modo il simbolo della rinascita in quelle terre, soprattutto perché è associato ad un personaggio straordinario, quasi mitico, come Zi’ Vecenzo re’ colavrese (Vincenzo Del Seni), il quale amava suonare l’organetto, perennemente disponibile sulle sue spalle e con il quale inondava di musica, in ogni ora del giorno e spesso anche della notte, l’intera vallata.