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Il Festival del teatro classico a Formia chiude con la tragedia di Sofocle “Edipo re”

E’ il capolavoro assoluto di Sofocle, dramma dell’inconscio e archetipo dello scontro tra “ethos” e “daimon”, carattere umano e potenza del Fato. Con la tragedia “Edipo Re” che andrà in scena martedì 2 agosto alle ore
21 presso l’area archeologica di Caposele si conclude il “Festival del Teatro Classico” promosso dall’Amministrazione comunale con la direzione artistica di Vincenzo Zingaro e la collaborazione del “Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico)”.

Lo spettacolo è scritto e diretto da Cinzia Maccagnano. In scena Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Vangale. Scene e costumi di Monica Mancini. Consulenza musicale di Lucrezio de Seta.

“Quella di Edipo – scrive la regista – è una ribellione che avviene in se stesso: è lui
che evoca la ragione e poi l’istinto, creando dialoghi serrati che diventano
sempre più interrogatori, con Creonte e con Tiresia, quasi fossero voci
interiori che lo tormentano e lo inducono a scavare nel conscio e
nell’inconscio affinché la verità si palesi accecante come la luce. Edipo sa ed
ha dimenticato, perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che
riporta se stesso e lo spettatore a quella Verità inevitabile, già presente. Il
dentro e il fuori: il male è fuori come rappresentazione del dentro,
e il dentro emerge e incalza. Il Coro sin dall’inizio è il fuori che
spinge Edipo a trovare la causa di tanto male. La peste dilaga a Tebe come una
coltre senza speranza che si spande per chiedere il suo tributo. La peste è un
nero che tutto invade, come la visione della realtà da parte di chi ha un
malessere. È la non-speranza. Edipo appare, nel cuore della notte, ai piedi del
talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo. Così
comincia il suo viaggio iniziatico dal buio della sua esistenza al bagliore
accecante del vero. Tutto il percorso è una rappresentazione di cui Edipo
soltanto è inconsapevole. Creonte prima, Tiresia poi e la stessa Giocasta,
ciascuno a proprio modo, sembrano condurre il re a specchiarsi per vedere sé
stesso e, ‘per oscura che sia’, la sua stirpe”.

La scena ruota e con lei il punto di vista, quasi imitando il movimento di una macchina da presa, per mettere a fuoco le dinamiche e i rapporti tra i personaggi che agiscono in un dichiarato gioco di messa in
scena che si fa sempre più chiaro man mano che Edipo perde lucidità precipitando nell’inganno della rappresentazione resa esplicita dalla costruzione di un vero e proprio “teatrino” su cui prende forma l’inesorabile
tragedia. “Luce, ora ti vedo per l’ultima volta!”grida quando ormai è tutto rivelato e la luce abbagliante del vero non può che lasciare spazio alle tenebre. Ma per quanto accecante la verità, è l’unica strada verso la consapevolezza a cui alla fine giunge Edipo che, privandosi degli occhi e dell’inganno che da essi ne è venuto, intraprende la via della conoscenza di sé e della catarsi”. “La vita finisce dove comincia.”

AREA ARCHEOLOGICA DI CAPOSELE
Biglietti in prevendita presso Gran Caffè Tirreno (via Vitruvio 238) – Bar Caffè Bitti (via Vitruvio 59) – Bar La Perla (Largo Paone 9) – Ufficio IAT (piano terra Palazzo Comunale, via Vitruvio – 0771.778486).
Gli invenduti disponibili al botteghino dalle ore 19.30 di martedì.