Home estate 2016 - il lato umano del mondo Gli organetti di Alessandro Parente cantano “Quello che la Storia non racconta”

Gli organetti di Alessandro Parente cantano “Quello che la Storia non racconta”

Alessandro Parente e il suo ensemble di organetti “Il Giardino della Pietra fiorita” saranno nella chiesa di Santa Margherita a Coreno Ausonio sabato sera 16 luglio 2016 alle ore 21,00 con il film concerto “Quello che la Storia non racconta – Omaggio ai caduti sulla Linea Gustav”.
L’ultimo lavoro dell’artista di Coreno Ausonio, che ha curato l’intero progetto e si avvale della collaborazione di Laerte Scotti, organetto solista de Il Giardino della Pietra Fiorita, è frutto di due anni di ricerca e di studio sui documenti e le testimonianze di quanto è accaduto sulla linea Gustav tra le province di Frosinone e Latina, e in particolare su fatti sconosciuti accaduti in terra di Coreno e nelle terre limitrofe.
Sulla terra di Coreno, il monte Maio, che si venne a trovare nel punto fondamentale della linea di fortificazione tedesca ‘Gustav’, tra la via Casilina e l’antica via Herculanea, militarmente strategico per raggiungere al più presto Roma, diventò il fulcro, molto prima della distruzione dell’abbazia di Montecassino, dello scontro con l’esercito alleato. Qui, a Vallaurea piccola, si registrò una delle battaglie più sanguinose della seconda guerra mondiale, ignorata o dimenticata dalla Storia.

“Quello che la Storia non racconta” è composto dell’alternanza di musica, canto, poesia, coreografia.
Il video in particolare è arricchito da immagini storiche, testimonianze autentiche di chi ha visto e ha subito la guerra, oltre a quelle di Moni Ovadia, Giovanna Marini e Lucilla Galeazzi, registrate sui luoghi della memoria (Vallaurea piccola).
L’organetto, che ha ‘cantato’ e accompagnato la vita di quelle terre prima, durante e, faticosamente anche dopo la seconda guerra mondiale, diventa in questo modo il simbolo della rinascita in quelle terre, soprattutto perché è associato ad un personaggio straordinario, quasi mitico, come Zi’ Vecenzo re’ colavrese (Vincenzo Del Seni), il quale amava suonare l’organetto, perennemente disponibile sulle sue spalle e con il quale inondava di musica, in ogni ora del giorno e spesso anche della notte, l’intera vallata.