Home estate 2016 - il lato umano del mondo La Tempesta di Shakeaspeare riletta dalla compagnia Ko

[GALLERIA FOTO] La Tempesta di Shakeaspeare riletta dalla compagnia Ko

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di Gabriella Di Raimo

Il 9 luglio, presso l’auditorium comunale di San Giorgio a Liri, il teatro KappaO ha messo in scena, come momento finale dell’ormai tradizionale  laboratorio teatrale condotto dal regista ed attore Gianni Tudino, lo spettacolo “L’ultima tempesta”, (regia di Gianni Tudino; attori: Giancarlo Biasella, Chiara Bitto, Silvia Borrelli, Rossana Castelli, Valentino Di Iorio, Angelica Di Raimo, Patrizia Lombardi, Giuseppe Migliorelli, Nancy Moretta, Marco Nardone, Ivano Salipante; costumi: Patrizia Lombardi), libero adattamento di uno dei testi insieme più complessi e avvincenti di William Shakeaspeare: La tempesta. La trasposizione teatrale ripropone con artifici ed espedienti scenografici molto efficaci il topos letterario dell’isola come altro luogo, come luogo incantato e carico di una sua specifica valenza simbolica (un’eterotopia per dirla con Foucault), un mondo dove tutto può accadere: i soprusi e le ingiustizie subite nel mondo reale vengono riscattati, il malevolo viene perdonato e l’amore trionfa su tutto a coronare un sogno di felicità collettiva che i personaggi riporteranno con loro una volta sulla terraferma. Come si addice al teatro di Shakeaspeare, ma in particolare all’ambiente magico e caleidoscopico che fa da sfondo alle trame dell’opera La tempesta, il regista mescola sapientemente il registro visivo e quello uditivo, il parlato e il canto al dinamismo dei movimenti e delle danze, nella riuscita finale di un effetto sinestetico che cattura lo spettatore trasportandolo in un’atmosfera onirica e da sogno. Altrettanto suggestiva è l’evocazione degli elementi primordiali della natura, soprattutto dell’acqua e dell’aria, resi attraverso tendaggi e veli bianchi sventolati da ninfe ed elfi, in abiti molto belli e leggiadri, a loro volta bianchi, come a creare un tutt’uno con l’ambiente circostante. Sul fondale della scena immagini proiettate e ispirate al mondo della magia nonché alle stesse opere di Shakeaspeare, confuse e sfumate dal filtro di una cortina trasparente che scende su tutta la parete, sono lì per ricordarci che la vita viene dal caos, dal tripudio di forze oscure e misteriose, incarnate da presenze sia malefiche che benigne come stanno a testimoniare le due figure tra loro antitetiche di Ariel (spiritello buono dell’aria) e Calibano (schiavo deforme e mostruoso), così ben filologicamente rappresentate dai loro rispettivi costumi. Ma che a trionfare sarà la giustizia, grazie alla saggezza del re Prospero (ed anche qui è impossibile non notare quanto la cura del costume, soprattutto del mantello, contribuisca a rendere la regalità di questo personaggio), oltre la trama stessa (che attori bravi ed ispirati riescono a rendere viva grazie alla loro forza recitativa e alla loro presenza scenica), lo suggerisce e lo suggella l’ultima scena carica di una impressionante forza visiva. Sciolti i nodi e ricomposti gli equilibri, i personaggi scompaiono dietro il tendaggio frapposto tra la scena e il fondale in una posa statuaria e ferma, come se diventassero parte di un quadro rinascimentale, con al centro la bella immagine dei due novelli sposi, un tentativo di imprigionare l’inarrestabile, segno che il caos è stato domato e l’armonia è tornata a regnare.