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Arturo Gnesi: La mancanza di lavoro non può negare la solidarietà e la giustizia

di Arturo Gnesi

Nella settimana che le scuole hanno dedicato alla lettura per accostare i giovani alunni ai problemi sociali ed incentivare l’utilizzo del libro per approfondire le tematiche contemporanee più complesse e dibattute, sono stato ospite dell’ istituto “don Lorenzo Milani ” di Terracina.
Partendo dalle storie scritte nel libro “da san Francesco a Che Guevara ” sono stati evidenziati le piaghe sociali che rendono critica l’esistenza quotidiana delle nostre famiglie.
La mancanza del lavoro e le scarse prospettive occupazionali dei giovani che ampliano la povertà e amplificano il disagio sociale.
Questo non può tuttavia giustificare la negazione dei principi di solidarietà e di giustizia che sanciscono in modo universale che ogni uomo (e donna ) è libero e uguale a prescindere da dove viva e cresce, dalla sua appartenenza etnica, culturale e religiosa e dal suo status economico.
Tuttavia nella realtà non è  così e nelle condizioni attuali non a tutti è consentito di portare a termine il proprio cammino per realizzare i propri sogni e raggiungere i propri traguardi. Una questione di carattere, temperamento e attitudine ma soprattutto di risorse finanziarie che spesso sono insufficienti tanto da non poter consentire l’ iscrizione ad una facoltà universitaria.
Il libro insegna che non è lecito rassegnarsi e piegare la testa, soprattutto abituarsi alla presenza e ai condizionamenti delle organizzazioni criminali che in modo silenzioso e costante occupano i pezzi dellp Stato, sottomettono le istituzioni e tendono a controllare, a qualsiasi livello, gli eletti del popolo.
È ormai certo e confermato da studi scientifici che la corruzione alimenta il voto di scambio e che le organizzazioni mafiose utilizzano il sistema clientelare per tenere in piedi un blocco di potere dato dalla collusione tra personaggi del mondo finanziario, imprenditoriale e politico.
È altresì vero che le regioni o i territori invasi o tolleranti del potere mafioso tendono ad impoverirsi perché mettono in fuga imprese e capitali sani e soprattutto non daranno spazio alle risorse intellettive e innovative dei giovani.
Ecco allora che nella scuola che stimola il confronto e il dibattito tra gli alunni è possibile delineare un futuro dove c’è ancora spazio per il coraggio e la speranza del cambiamento.
Ho raccontato come anche la politica ha il compito di essere la voce della gente e il volto delle istituzioni e che deve rimanere sempre al servizio della comunità per evitare che i furbi e i ricchi possano trovare scappatoie e mezzi per ottenere riconoscimenti e posizioni spesso immeritate.
La cultura deve essere il mezzo di riscatto degli ultimi, lo strumento per ottenere libertà e giustizia e talvolta un libro può rappresentare uno stimolo a non rassegnarsi, a non arrendersi all’idea che tanto non cambia mai niente e che essere persone oneste sia una perdita di tempo.
devo ringraziare la preside e la professoressa Arianna Baglioni che hanno voluto che la testimonianza di un piccolo sindaco di un paese sperduto  divenisse un esempio per gli alunni del (don Milani ) di Terracina.