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OCCUPAZIONE E LAVORO : UNA PRIORITA’ SOCIALE

di Arturo GNESI, sindaco di Pastena

Occupazione e lavoro: una priorità sociale

Ho partecipato al primo incontro dei centri informa giovani svoltosi a Ripi.

Dinanzi ai primi dati oggettivi che denotano una sfiducia dei giovani nelle istituzioni, ho ribadito che noi sindaci siamo al contempo, il volto dello Stato e la voce della gente e pertanto non possiamo ingannare nessuno, né lo Stato e né la gente.

La quotidianità è contrassegnata dalle speranze  dei giovani, dalla ricerca senza esito di un posto di lavoro, dalle lusinghe di una politica che sembra rinviare sempre al giorno dopo, dalle sofferenze delle famiglie, dai sogni infranti di coloro che non possono permettersi di iscriversi all’università, dalle sofferenze degli anziani, dai disagi dei disoccupati, dalla rabbia di chi non vede alcuna via d’uscita.

Il centro informa giovani, istituito anche a Pastena è uno strumento per decodificare le domande dei giovani, per formulare le domande adeguate in attesa di risposte congrue.

Già sono stati inviati in rete i curricula vitae di giovani disoccupati che talvolta sono come il messaggio dei naufraghi  affidati dentro una bottiglia , ai flutti del mare.

Oggi siamo ricchi di risorse, di intelligenze qualificate, oggi abbiamo i “granai” pieni di mano d’opera qualificata e una povertà diffusa, abbiamo tesori in cassaforte che tuttavia non possono essere utilizzati perché il territorio non offre opportunità occupazionali adeguate e durature.

Allora queste iniziative avranno un senso e potranno servire per lo sviluppo e la crescita del territorio se indurranno ad un cambiamento culturale ch azzeri la ricerca del favore o della raccomandazione e che faccia maturare una classe dirigente svincolata dal sistema clientelare e dal voto di scambio.

Gli amministratori dovranno chiedere più risorse e rispetto per le popolazioni locali, e dovranno esigere più peso nelle decisioni  che interessano la sanità, la salvaguardia del territorio, la sicurezza dei cittadini, la rete scolastica , gli investimenti produttivi e l’innovazione tecnologicia.

Se non vinciamo questa sudditanza con Roma ci dovremo accontentare dei palliativi, del superfluo, di qualche posto nei quadri dirigenziali dei partiti o degli enti istituzionali, se non reclamiamo un innalzamento della qualità della vita saremo sempre il sud dell’Italia, non solo economico ma soprattutto culturale.

La società vuole certezze per il futuro, i nostri paesi non possono essere condannati alla sopravvivenza o all’estinzione e per questo motivo noi sindaci non dobbiamo chiuderci dentro i palazzi o nasconderci dietro i partiti ma dobbiamo lottare per migliorare la nostra società. Ci sono energie e prospettive positive ma che rischiano di soccombere dinanzi i giochi e gli accordi di una nomenclatura  politica restia al cambiamento e al rinnovamento culturale.