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Morì ribaltandosi con il trattore: i familiari chiedono i danni al Comune di Esperia

Nel giugno 2015 la tragedia: Benedetto Di Prete è morto a seguito del ribaltamento del suo trattore su una stradina comunale impervia. Ora la famiglia del 56enne chiede giustizia. E richiede il risarcimento dei danni attraverso lo studio legale 3A.

“E’ lecito per una Pubblica Amministrazione lasciare completamente aperto il passaggio per entrare in una stradina sconnessa, impervia e dunque particolarmente pericolosa? La tragedia si sarebbe potuta evitare se fossero stati opportunamente posizionati delle sbarre per chiudere quel percorso o dei  semplici cartelli di divieto di accesso e di pericolo?”: è questo quello che si chiedono i parenti dell’uomo.

L’incidente risale al 10 giugno del 2015, in località  Monte d’Oro, lato Badia D’Esperia, nell’agro del comune di Esperia. Di Prete, classe 1959, residente nella frazione di Monticelli, è alla guida del suo trattore agricolo, quando il mezzo  si gira di traverso, si capotta e si ribalta lateralmente per più volte, scivolando giù per una ventina di metri. Il conducente, seppur gravemente ferito e tutto sanguinante, riesce a scendere dal trattore e a dare lui stesso l’allarme: sul posto non c’è nessuno che abbia visto e possa aiutarlo. Alle 10.45, all’arrivo dei carabinieri della stazione di Esperia e degli operatori del 118, Di Prete è ancora cosciente, ma presto le sue condizioni si aggravano, al punto che i sanitari, dopo averlo portato a valle in prossimità della Strada Provinciale 179, allertano anch l’elisoccorso: trasportato intubato, in codice rosso e in prognosi riservata, all’ospedale San Camillo di Roma, con un trauma cranico e un trauma toracico “severo” con emotorace e altre gravi lesioni, il 56enne spirerà dopo qualche ora di agonia poco prima della mezzanotte del 10 giugno.

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I familiari, distrutti dal dolore per l’improvvisa perdita, fin da subito non hanno accettato di archiviare l’incidente come una semplice “imprudenza” da parte del loro caro: si ipotizza che Di Prete possa aver preso quella stradina per raccogliere della legna, ma le ragioni che l’hanno spinto a imboccare quel percorso non si conosceranno mai con certezza. I suoi congiunti, dunque, tramite del consulente personale Riccardo  Vizzi, si sono rivolti ai patrocinatori stragiudiziali di Studio 3A, società > specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità, a tutela dei diritti dei cittadini, per fare piena luce sui fatti e appurare eventuali manchevolezze da parte della Pubblica Amministrazione.

Lacune che, secondo lo studio, sarebbero riconducibili al fatto che quel percorso, per essendone ben nota la pericolosità e non essendo aperto alla circolazione, non solo non era in alcun modo chiuso e interdetto con una sbarra o altri elementi simili, ma non era neppure dotato di cartelli di divieto di accesso o di semplice pericolo, con conseguenti rischi anche per i pedoni.

rda