Home News Che cosa sta succedendo a S. Giorgio a Liri ed Esperia?

Che cosa sta succedendo a S. Giorgio a Liri ed Esperia?

Che cosa sta succedendo a San Giorgio a Liri e ad Esperia?

Le maggioranze traballano nei due paesi.

Ad Esperia, un gruppo di dissidenti costituito dai consiglieri Angelolivio Del Gigante, Piero Di Prete, Elisa Gatti e Pierina Mariorenzi, da tempo si è staccato dalla lista capeggiata dal sindaco Villani in cui sono stati eletti per costituire un nuovo gruppo “Uniti per Esperia numero due”. E i rapporti con il primo cittadino e gli altri ex compagni di avventura sono tesi, tra panni sporchi che ogni tanto vengono lavati in piazza e attacchi formali. L’ultimo si è consumato nel Consiglio comunale.

Il Consiglio Comunale di Esperia ha approvato il Bilancio consuntivo con i voti favorevoli del Sindaco Villani, di tutti gli assessori, del Consigliere Antonio Patriarca del gruppo “Esperia nel Cuore” e grazie all’astensione dei Consiglieri Mariano Patriarca e Mariano Di Costanzo sempre del gruppo “Esperia nel Cuore”: “Si consolida nei fatti la nuova maggioranza che sostiene l’Amministrazione Villani e ne condivide l’operato”, il commento dei dissidenti una volta in maggioranza, ora nel gruppo “Uniti per Esperia numero due” Angelolivio Del Gigante, Piero Di prete, Elisa Gatti e Pierina Mariorenzi, e del consigliere Maddè Guglielmo del gruppo “Esperia Bene Comune”.

E spiegano: “Non potevamo votare a favore del Bilancio consuntivo 2019 in quanto l’Amministrazione Villani da tempo ha scelto di non rispettare più il progetto politico-amministrativo e il conseguente programma redatto dal Comitato “Uniti per Esperia” nel 2016, nonostante le nostre continue rimostranze”.

Il sindaco Villani dal canto suo ha detto di aver tentato più volte ricuciture e nel contempo ha elencato le opere portate avanti in paese.

A San Giorgio a Liri, invece, il consigliere comunale Antonello D’Abrosca ha sollevato la crisi politica insieme a Lucciola e Di Cicco.

“Il progetto “Amo San Giorgio” è qualcosa che abbiamo molto a cuore e non abbiamo mai preso distanze da questa squadra di governo anzi abbiamo più volte chiesto di essere coinvolti nella vita amministrativa. Constatiamo un senso di ostruzionismo, basti pensare che in un anno di amministrazione non risulta effettuato alcun preconsiglio, momento indispensabile per esprimere un voto maturato dalla condivisione di scelte. La risposta era sempre la stessa, “per prendere visione delle scelte da approvare c’è la documentazione a vostra disposizione”.

Un malcontento che dunque andava avanti da tempo e che è culminato lo scorso 30 giugno quando il Consiglio è stato chiamato ad approvare il bilancio consuntivo. “Abbiamo avuto un incontro con il sindaco nei primi giorni di giugno – racconta D’Abrosca – chiedendogli di amalgamare la squadra, specificando che la vita amministrativa andava in primis condivisa con i consiglieri comunali eletti, successivamente informate altre persone. Abbiamo riscontrato una forma di chiusura quasi totale, al limite di una “presunta dittatura” ma fiduciosi ci salutammo con la promessa strappata di un’inversione di rotta seguita da una cena con tutta la squadra. Nulla di tutto ciò, è stato fatto”.

I tre dissidenti si dicono inoltre poco considerati nel lavoro svolto durante il lockdown, quando hanno assicurato “sostegno morale e supporto materiale a partire dalla semplice presenza quotidiana in comune alle incombenze burocratiche, al ritiro delle mascherine presso la Protezione Civile, alla raccolta, alla consegna della spesa sociale e all’assistenza alle persone con difficoltà”.

Dunque rispediscono al mittente, cioè al sindaco “l’atto sconsiderato” come Lavalle ha bollato le assenze nell’ultimo consiglio: “E’ stato solo un’estrema richiesta di ascolto, in quanto non c’era nessuna intenzione di far cadere il governo cittadino”, svelano. Certo, i consiglieri avrebbero avuto gioco facile a presentarsi con tutta la minoranza e votare contro il documento contabile.

Invece, quell’assenza ha sortito l’effetto e il sindaco ha convocato una riunione di maggioranza. Ma le tensioni non si sono abbassate: “Non ha chiesto le nostre disponibilità e ha ignorato le nostre richieste di rinvio in quanto impossibilitati da comprovati motivi professionali e personali”.

Il 13 luglio quindi i tre consiglieri hanno protocollato la richiesta di un’altra riunione “ma per l’ennesima volta – dicono – la richiesta non è stata evasa”.

“Il progetto “Amo San Giorgio” – concludono – lo conosciamo bene, siamo stati fondatori, ma ora non riscontriamo più in questo gruppo gli stessi fini e gli stessi obiettivi. Non abbiamo mai amato l’autoconclamazione, abbiamo operato nell’interesse del bene comune ma forse alla regia interessa dare spazio a nuove dinamiche politiche”.

Il sindaco Lavalle, per parte sua, ha detto: “Nell’assenza – volontaria o involontaria – di D’Abrosca, Lucciola e Di Cicco non posso che leggere un atto sconsiderato che mette a rischio la stabilità del governo cittadino. Non trovo ragioni valide, sprone o critica costruttiva e, a distanza di settimane, non ravviso nessun margine di confronto, di dialogo. In aggiunta, quel che è peggio, non riesco ad intravedere nessun rispetto per il bene comune, per quella preferenza elettorale espressa poco più di un anno fa dai cittadini sangiorgesi. Potrei appellarmi al loro senso di responsabilità, ma di aperture ce ne siano state tante e i tre consiglieri le hanno deliberatamente respinte preferendo dirottare le loro forze altrove, verso un orizzonte e un’ambizione politica diversa che non capisco. Una cosa, però, l’ho capita e su questo non intendo mediare: non è così, con l’assenza, che si dimostra di amare il proprio paese; non è così, con chi sente il bisogno di tramare, che io e la mia squadra vogliamo amministrare; non è così che San Giorgio a Liri può affrontare le sfide, grandi e piccole, che l’attendono”.