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Profughi, Gnesi: “Il buco (nero) della politica”. E se fosse legato al referendum?

di Arturo Gnesi, sindaco di Pastena

Noi a Pastena abbiamo fatto il nostro dovere nel pieno rispetto delle leggi dello Stato che rappresentiamo e abbiamo aperto il dibattito su un tema che preoccupa la gente, disorienta la politica, interroga la fede cristiana, scuote la coscienza dei cittadini  e mette in discussione sistemi e metodi sinora  adoperati dalle istituzioni statali, dalle varie onlus e associazioni private.

Dopo la temporanea permanenza a Pastena questa colonia di migranti, è passata a Giuliano di Roma dove si sono verificati gli stessi moti di ribellione visti altrove.

Le amministrazioni di destra, di sinistra, di centro-destra e di centro sinistra, tutte dichiaratamente caratterizzate da forti elementi di cattolicesimo, hanno agito nel medesimo modo, respingendo i profughi e osteggiando, con elementi pretestuosi la loro presenza sul territorio comunale.

Allora, a parte le dovute riflessioni sullo scetticismo popolare, occorre pensare seriamente che tutti stiano facendo campagna elettorale e lo spettro del  prossimo referendum manda nel panico le forze politiche che temono la perdita di consenso qualora tentino, solo per un attimo di schierarsi dalla parte dei più deboli.

Il calcolo e la paura, il cinismo e la disperazione, i  personalismi e i populismi stanno distruggendo due secoli di storia  fondati sull’aspirazione dei popoli all’uguaglianza e alla giustizia sociale, stanno mortificando la lenta evoluzione che dopo aver vinto la miseria e l’analfabetismo  e abbattuto le barriere delle caste e del latifondismo  ha permesso di scrivere  che “ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi  sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” (dichiarazione ONU 1948)

Quello che è accaduto in questi giorni, comprese le manifestazioni di intolleranza nel mio comune, indicano che anziché seminare pace e concordia  oggi stiamo coltivando odio razziale e intolleranza etnica,  ed anziché proseguire sul cammino che ha consentito lo sviluppo economico e la vittoria sulla schiavitù culturale ed economica  rischiamo di costruire una società chiusa e barricata dietro i muri della discriminazione e della xenofobia.

Assistiamo ad una omologazione e ad un appiattimento inquietante del pensiero politico ed ovunque sostino i profughi le obiezioni sono sempre le stesse, sia da parte delle amministrazioni  di destra che di sinistra, ovvero che le strutture ricettive sono inospitali e carenti sotto il profilo igienico-sanitario e  che la gestione dei profughi sia  pericolosamente affidata a spregiudicati comitati d’affari che speculano sulla pelle degli immigrati.

I problemi esistono e sono giganteschi e tutti sappiamo che questa è la grande sfida del ventunesimo secolo ma non convince il fatto che all’improvviso non esistono più differenze ideologiche e strategiche tra la destra estrema e la sinistra moderata .

Ovunque prevale il facile giustificazionismo di non appartenere a frange razziste e di  provare commiserazione per le tragedie e il dramma umano dei profughi, però all’atto pratico tutti li ripudiano perché  i locali che li ospitano sono ritenuti inadeguati, insufficienti e vengono condannate  le cooperative accusate di pensare solo ai soldi. Inoltre con l’illusione che viene turbata la pace sociale e la salute dei cittadini viene cavalcata la protesta popolare e l’istintivo ripudio degli stranieri.

Certo è che l’intolleranza della Lega e della destra estrema riescono a suggestionare le masse approfittando della difficile situazione economica delle famiglie, del disagio delle fasce deboli e della cronica disoccupazione giovanile.  Con il grido prima gli italiani e con la storia che i nostri emigranti andavano oltreoceano a lavorare, prevale l’idea che questi ragazzi siano dei parassiti venuti in Italia per trascorrere, a gratis , le vacanze.

Io sono preoccupato dal silenzio delle istituzioni e dai proclami populistici perché sono il sintomo di una società allo sbando e di giovani generazioni che vogliono  un mondo dove ai profughi è consentito di  vivere, soffrire e morire solo nella loro terra di origine.

Le istituzioni, la chiesa, le forze sindacali  e le associazioni balbettano nel timore di prendere decisioni impopolari, la cultura dominante non rischia di bruciarsi sostenendo le ragioni di poveri reietti che vengono da terre dove la vita conta meno di un euro.

Accanto alle ragioni della solidarietà e della difesa dei diritti della persona umana in questo momento in Italia ci sono le disperate ragioni di un referendum che rischia di essere micidiale per le forze di maggioranza e che la stessa opposizione non vuole perdere.

Mettersi contro la popolazione che esprime rabbia, rancore e frustrazione dinanzi  all’arrivo e all’accoglienza dei profughi significa compromettere il dialogo e mettere a rischio il voto referendario.

La società non ha futuro se i valori vengono barattati con i calcoli elettorali, l’umanità rischia di tornare nel medioevo se i diritti dell’uomo vengono calpestati per ragioni igienico-sanitarie e dalla presunzione che tutte le onlus siano delle associazioni a delinquere.

Occorrono controlli alle frontiere, controlli nei palazzi e controlli sul territorio, ma non si possono giocare le carriere politiche sulla pelle (nera) di esseri umani sventurati.