Home Pastena Pastena – L’insegnamento di Giovanni Falcone nell’anniversario dell’uccisione

Pastena – L’insegnamento di Giovanni Falcone nell’anniversario dell’uccisione

di Arturo Gnesi, sindaco di Pastena

Con la partecipazione degli alunni delle scuole di Pastena, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici dell’Istituto di Pontecorvo, Rita Cavallo e dell’Istituto di Castro dei Volsci , Antonia Carlini. Presente anche il comandante della stazione dei carabinieri di Pico Emilio Malfeo.

Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone, alle 17.56 fu fatto saltare in aria sull’autostrada in prossimità dello svincolo di Capaci.

Oltre cinque quintali di tritolo che Cosa Nostra aveva messo sotto un cavalcavia che causò la morte del giudice, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Da alcuni anni aveva messo alle strette l’organizzazione mafiosa che utilizzava le stragi per dominare il territorio siciliano e che contava su un sistema di appoggi, coperture e complicità che le consentiva impunemente di infiltrarsi nelle istituzioni parlamentari e di condizionare gli uomini eletti. Giovanni Falcone era cosciente che la battaglia contro la corruzione, l’omertà e i silenzi dovevano coinvolgere anche la società civile, i partiti, la chiesa è tutte le associazioni di categoria, sindacali e culturali “…Ė tempo di andare avanti non più confidando sull’ impegno straordinario dì pochi, ma con l’ impegno ordinario di tutti..”

Sapeva tuttavia che non bastavano le parole, i proclami, le manifestazioni pubbliche dove spesso importanti e potenti uomini politici esibivano la retorica e i bei discorsi mentre in realtà facevano affari con la compagine mafiosa.. Giovanni Falcone fece l’istruttoria del primo maxiprocesso contando sulle rivelazioni di pentiti che si fidavano di un uomo onesto e di un giudice che difendeva solo le leggi dello Stato ma che era cosciente dei pericoli che correva e il presagio di una morte violenta ogni tanto si affacciava nella sua mente…” Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi dì sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato e che lo Stato non è riuscito a proteggere…”
Il 23 maggio 1992 anticipò l’altra strage del 19 luglio nella quale venne ucciso il suo amico Paolo Borsellino. Anni lontani ma che devono rimanere nella memoria storica del nostro popolo perché insegnano a non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà, a non rinunciare ai valori di giustizia, solidarietà e democrazia che sono alla base della costituzione italiana. Occorre fare fino in fondo il proprio dovere anche se talvolta non conviene e si rischia la vita, ma una società non può esistere senza il rispetto dei diritti e l’obbligo di osservarne i doveri civili.
Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base dì tutta la moralità umana” questa frase di J.F. Kennedy era molto cara a Giovanni Falcone che ha dimostrato di essere stato coerente, fino in fondo, alle sue idee e alla sua etica.