La civiltà tradita

di Arturo Gnesi

Da qualche giorno, oltre ai talk show, anche in trasmissioni radiofoniche storiche, seguite dal ceto medio nazionale, si mettono cinicamente a confronto le statistiche riguardanti  i morti del Mediterraneo.
Una faida crudele utilizzata al solo scopo di giustificare o condannare le scelte dell’attuale governo e in particolare la chiusura dei porti italiani e la scomunica delle ONG ritenute al servizio di mafie e scafisti.
Numeri incolonnati gli uni accanto agli altri, ridotti a mero censimento e tradotti in  percentuali se possono favorire o rafforzare le tesi contrapposte.
Numeri che tolgono voce e fisionomia ai corpi inghiottiti dal mare, statistiche incapaci di narrare le storie di sofferenza e di dolore incarnate da uomini, donne e bambini che si sono messi in cammino verso un futuro semplicemente più umano.
Da questi discorsi aridi e asciutti si evince la decadenza della nostra società, l’inaridimento dei sentimenti, la privatizzazione del dramma sociale, l’anestesia della morale e l’esilio dell’etica.
Non di parla più di diritti ma della difesa del suolo e del territorio, la civiltà ridotta a brandelli dove ognuno deve sopravvivere con quello che ha e se ci sono popoli che non hanno né pane e né diritti pazienza, l’importante che imparino a morire e ad essere seppelliti nella loro terra.
Anche sui social si assiste a questa degenerazione culturale, al suicidio collettivo della ragione e del seme dell’intelletto.
Pur di dare una parvenza di decoro ideologico ad un razzismo latente e sempre meno sommerso, si utilizzano i numeri per dimenticare il dramma di un pezzo di umanità che da secoli subisce la schiavitù, le deportazioni, le guerre, la fame e gli stermini etnici.
Anche le nostre terre di briganti hanno dovuto bagnare le zolle con il sangue ed il sudore per far capire ai padroni ed ai latifondisti che le famiglie povere del sud avevano la stessa dignità dei ricchi e che i loro figli nascevano con lo stesso diritto di vivere in una società giusta e solidale.
Dopo secoli di battaglie e di sacrosante rivendicazioni per vincere la disuguaglianzs, la povertà, l’analfabetismo e le discriminazioni, oggi rinneghiamo la nostra civiltà con l’alibi dei morti del Mediterraneo che secondo alcuni sarebbero diminuiti.
A quale soglia la nostra coscienza dorme tranquilla? Ed è legittimo piangere i bambini morti sulle sponde del Mediterraneo senza che qualche opinionista non intervenga a difendere il potente di turno.
Abbiamo tradito la civiltà e a questo qualcuno dà addirittura fastidio ricordare i drammi dei nostri giorni o addirittura annoverare tra i morti quelli che sono solo numeri di una massa anonima peregrina per i deserti dell’Africa.

Post Author: redazione